Uso efficiente risorse

Le risorse del pianeta sono limitate e vengono consumate rapidamente. La crescente pressione su di esse indebolisce l’ambiente e incide sul loro valore con negativi risvolti economici. Il concetto di uso efficiente delle risorse rimanda a un impiego ottimale di materiali per produrre valore e un cambio di passo nelle modalità di consumo.  Sull’onda della normativa europea si sono moltiplicate in questo campo iniziative, sperimentazioni e progetti che formano un capitale di esperienze a cui guardare per progettare nuovi interventi. 

 

 


La strategia “Europa 2020” con l’iniziativa faro “Un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse” (COM (2001) 21) punta alla transizione verso un'economia più efficiente, più sostenibile, più competitiva e a basse emissioni di carbonio. I campi di azione individuati sono: competitività, lotta ai cambiamenti climatici, energia pulita ed efficiente. Si tratta di una politica trasversale da applicare a tutte le risorse naturali dall’acqua al suolo, dai minerali al legname. La Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse (COM (2011) 571) definisce invece le tappe e le azioni necessarie per avviare il processo di efficientamento dei consumi ed offre un quadro di riferimento delle politiche che, in modo combinato, interagiscono rendendo ottimali le sinergie tra le iniziative strategiche associate al tema dell’uso efficiente delle risorse. In tale prospettiva è necessario prima di tutto prendere atto dell’interdipendenze tra economia, benessere e capitale naturale creando nel contempo condizioni eque, flessibili, prevedibili e coerenti su cui le imprese possano basare la propria attività.

 

Verso un'economia circolare

Un uso adeguato delle risorse per cui il valore dei prodotti e dei materiali è mantenuto quanto più a lungo possibile e la produzione di rifiuti è ridotta al minimo, è al centro dell’agenda dell’Unione europea. Il 2 dicembre 2015 la Commissione europea ha adottato il Piano d'azione sull’economia circolare (COM(2015)/614) e proposto una serie di importanti modifiche alla legislazione (in materia di rifiuti, fertilizzanti, risorse idriche) per sostenere ed incentivare il passaggio da un'economia lineare ad un'economia circolare che sia sostenibile, a basse emissioni di biossido di carbonio e che utilizzi le risorse in modo efficiente e resti competitiva. L’economia circolare inizia nelle primissime fasi del ciclo di vita del prodotto. Dalla fase di progettazione ai processi di produzione che incidono sull’approvvigionamento delle risorse, sul loro uso e sulla generazione di rifiuti fino all’intero ciclo di vita del prodotto. Se ben progettati, i prodotti possono durare più a lungo o essere più facili da riparare, rimettere a nuovo o rigenerare; il loro smontaggio è più semplice e le imprese di riciclaggio possono così recuperare materie e componenti di valore; in generale, dalla progettazione dipende il risparmio di risorse preziose. Il metodo per cui i materiali di scarto generati da un processo produttivo vengono recuperati e trasformati nuovamente in risorse da reimpiegare, in ulteriori e diversi processi produttivi, prende il nome di simbiosi industriale. Al fine di stabilire un quadro d’azione per il miglioramento degli aspetti legati all’efficienza delle risorse saranno stabiliti degli obiettivi volti a ridurre l’impatto ambientale globale dei consumi nell’arco del ciclo di vita dei prodotti, in particolare nel settore alimentare, dell’edilizia e della mobilità. La Commissione dovrebbe quindi presentare una strategia globale per combattere gli sprechi alimentari inutili e cooperare con gli Stati membri nella lotta contro la produzione eccessiva di rifiuti alimentari. Poiché nella fase progettuale si decidono oltre l’80% degli impatti associati a un prodotto, la Commissione porrà in evidenza gli aspetti inerenti all’economia circolare nella normativa sulla progettazione ecocompatibile di prossima emanazione. Finora le specifiche di progettazione sono state incentrate soprattutto sull’efficienza energetica; in futuro, saranno sistematicamente valutati aspetti quali la riparabilità, la durabilità, la possibilità di rimessa a nuovo e di riciclaggio o l’identificazione di determinati materiali o sostanze. Inoltre, è importante promuovere i processi industriali innovativi, ad esempio la simbiosi industriale.

La Commissione Territorio, ambiente, beni ambientali del Senato ha deciso di avviare una consultazione pubblica per acquisire informazioni e valutazioni delle parti interessate in relazione al pacchetto di misure sull’economia circolare, presentato dalla Commissione europea il 2 dicembre scorso. I contributi saranno presi in considerazione ai fini dell'elaborazione del parere da trasmettere alla Commissione europea nel quadro del dialogo politico. 

 

PA come apripista 

Altro settore su cui l’Unione europea agisce in termini di uso efficiente delle risorse sono gli Appalti Pubblici Verdi (GPP), uno strumento di politica ambientale volontario che intende favorire lo sviluppo di un mercato di prodotti e servizi a ridotto impatto ambientale attraverso la leva della domanda pubblica. I prodotti “ambientalmente preferibili” sono, quelli meno energivori, costituiti da materiale riciclato e/o privi di sostanze nocive, di facile riciclabilità, di maggior durata oppure che sono il risultato di processi produttivi meno impattanti. Gli appalti pubblici rappresentano una parte considerevole dei consumi europei (quasi il 20% del PIL dell’Unione) e possono quindi svolgere un ruolo chiave, che la Commissione intende incoraggiare, i cui criteri sono stati elaborati a livello europeo e poi utilizzati dalle autorità pubbliche su base volontaria. Già dal 2003, il GPP è stato riconosciuto dalla Commissione Europea uno strumento cardine della Politica Integrata dei Prodotti (COM 2003/302) che invitava gli stati membri ad adottare dei Piani d’azione nazionali sul GPP per assicurarne la massima diffusione.

In primo luogo la Commissione intende fare in modo che, in sede di fissazione o revisione dei criteri, sia data particolare enfasi agli aspetti inerenti all’economia circolare, quali durabilità e riparabilità. In secondo luogo si propone di incoraggiare le autorità pubbliche a utilizzare maggiormente tali criteri e di riflettere sul modo di aumentare la diffusione degli appalti pubblici verdi nell’Unione, in particolare per i prodotti o i mercati che hanno grande rilevanza per l’economia circolare. La Commissione europea, in relazione agli impegni che gli stati membri stanno assumendo in tema di GPP, ha emanato la Comunicazione "Acquisti pubblici per un ambiente migliore" (COM (2008) 400) che accompagna il Piano d'azione europeo sul consumo e sulla produzione sostenibili e sulla politica industriale sostenibile (SCP/SIP) (COM (2008) 397).

L’Italia, con il D.Lgs. 12 aprile 2006 n. 163, Codice dei contratti pubblici ha recepito le direttive comunitarie e ha fornito, in qualche passaggio, input ancor più vigorosi di quelli di matrice comunitaria. In particolare l’art. 2 stabilisce la possibilità di “subordinare il principio di economicità, a criteri ispirati da esigenze sociali, dalla tutela dell’ambiente e della salute e dalla promozione dello sviluppo sostenibile”.

Nel 2008, con Decreto interministeriale, il nostro Paese ha adottato il Piano d’azione nazionale per il GPP (PAN GPP) aggiornato nel 2013. In esso vengono definiti gli obiettivi nazionali e le categorie di intervento prioritarie su cui definire i Criteri ambientali  minimi (CAM) per gli acquisti verdi della pubblica amministrazione. I CAM, individuati attraverso specifici decreti del Ministero competente (MATTM), forniscono indicazioni per la razionalizzazione dei consumi e degli acquisti degli enti pubblici, nonché considerazioni ambientali relative alle diverse fasi delle procedure di gara finalizzate a ridurre l’impatto ambientale sia delle forniture che degli affidamenti.

 

La grande sfida dei rifiuti

La gestione dei rifiuti riveste un ruolo preminente nell’economia circolare, perché determina il modo in cui è messa in pratica la gerarchia dei rifiuti dell’Unione. Essa stabilisce un ordine di priorità ed assegna il primo posto alla prevenzione, seguita da preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, recupero di energia e, da ultimo, smaltimento. Questo principio mira a incoraggiare le opzioni che globalmente producono i migliori risultati sul piano ambientale.

Trasformare i rifiuti in una risorsa richiede una piena applicazione della specifica legislazione europea in tutta l’Unione, basata su un’applicazione rigorosa della gerarchia dei rifiuti e che disciplina i diversi tipi di scarti (Direttiva 2008/98/CE).

È opportuno rimuovere gli ostacoli alle attività di riciclaggio nel mercato interno dell’Unione e riesaminare gli obiettivi esistenti in materia di prevenzione, riutilizzo, riciclaggio, recupero e di alternative alla discarica per progredire verso un’economia “circolare” basata sul ciclo di vita, con un uso senza soluzione di continuità delle risorse e rifiuti residui quasi inesistenti.

Impegnarsi sull’elaborazione di strategie e politiche per un utilizzo ottimale delle risorse rappresenta un banco di prova importante per gli Stati europei ma anche una grande opportunità in grado di garantire gli approvvigionamenti, in particolare per le energie non rinnovabili, nonché una spinta per la crescita e l’occupazione.