Suolo

Il suolo è fra le componenti fondamentali del capitale naturale, essenziale per l’esistenza delle specie viventi presenti sul pianeta. Esso esplica una serie di servizi ecosistemici di approvvigionamento e supporto che lo pongono al centro dei principali temi ambientali, dall’adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici fino alla sicurezza alimentare e alla salute umana. La scarsa consapevolezza dell’importanza del suolo sia dal punto di vista ambientale che economico è ritenuta uno dei principali ostacoli allo sviluppo di politiche di pianificazione territoriale e all’uso del suolo improntato alla sostenibilità. Gli interventi per la protezione dei suoli devono tendere al mantenimento di un’elevata qualità ambientale.

 


Nel 2001 la Strategia per lo Sviluppo Sostenibile dell’Unione Europea ed il 6° Programma di azione per l’ambiente (6EAP) hanno sancito l’obiettivo di proteggere il suolo dall’erosione e dall’inquinamento evidenziando come la riduzione della fertilità dei terreni agricoli sia stata causa di una minore produttività in molte aree rurali europee. A un anno di distanza, la Commissione Europea, ha adottato la Comunicazione COM(2002) 179 def. "Verso una Strategia Tematica per la Protezione del Suolo” che attribuisce al suolo molte funzioni vitali dal punto di vista ambientale, quali la produzione di biomassa, lo stoccaggio e la trasformazione di elementi minerali, organici e di energia, il filtro per la protezione delle acque sotterranee e lo scambio di gas con l’atmosfera. Inoltre viene  riconosciuto  come supporto alla vita e agli ecosistemi, riserva di patrimonio genetico e di materie prime, custode della memoria storica, nonché elemento essenziale del paesaggio.

 

Le minacce alle funzioni del suolo

Il degrado, la frammentazione e l’uso non sostenibile del suolo nell’Unione, stanno compromettendo la fornitura di diversi e importanti servizi ecosistemici. Erosione, diminuzione di materia organica, contaminazione locale e diffusa, impermeabilizzazione, desertificazione, compattazione, diminuzione della biodiversità, salinizzazione, frane e alluvioni rappresentano le principali minacce allo svolgimento delle sue funzioni. Nel 2003 la Commissione ha dato il via allo sviluppo della Strategia Tematica per la Protezione del Suolo (STS - Soil Thematic Strategy), attraverso l’istituzione di Gruppi Tecnici di Lavoro per l’elaborazione di raccomandazioni sulle diverse tematiche individuate.  Dando seguito alla strategia del 2006 sono stati adottati una serie di strumenti, tra cui spicca la Proposta di Direttiva Quadro (Com (2006) 232) volta ad identificare le aree a rischio erosione, i siti contaminati e ad individuare piani di riduzione dei rischi. La Proposta di Direttiva è stata ritirata nel 2014, perché non si è mai arrivati, in seno al Consiglio dell’Unione europea, ad un accordo politico a maggioranza qualificata per una Posizione Comune. Attualmente la Commissione europea ha comunque in corso la preparazione di una nuova proposta legislativa sulla protezione del suolo. Oltre il 25% del territorio europeo è colpito dall’erosione dovuta all’acqua, un fenomeno che compromette la funzionalità del suolo e si ripercuote sulla qualità dell’acqua dolce. Altre gravi problematiche che minacciano i suoli europei sono rappresentate dai diffusi fenomeni di contaminazione e impermeabilizzazione. Si stima che oltre mezzo milione di siti in tutta l’Unione siano contaminati con rischi potenzialmente molto seri per l’ambiente, l’economia, la società e la salute. 

 

I suoli diventano impermeabili

Quello dell’impermeabilizzazione è senza dubbio fra i maggiori fattori di degrado del suolo.  La stessa Strategia del 2006 e la Relazione 2010 sullo stato dell’ambiente europeo dell’Agenzia europea per l’ambiente (AEA) hanno sottolineato la portata di questo fenomeno dovuto essenzialmente all’espansione di città e infrastrutture a spese dell’agricoltura, silvicoltura e risorse naturali. L’AEA stima che nel 2020 l’80% dei cittadini Ue vivranno in aree urbane. La necessità di nuove abitazioni, infrastrutture di trasporto, zone industriali e commerciali rappresenta la motivazione principale dell’impermeabilizzazione del suolo come risposta alla crescita demografica. Il progredire del fenomeno mette a rischio alcuni servizi ecosistemici essenziali (come la capacità di filtraggio e tamponamento, l’assorbimento idrico,  la produzione alimentare) e la biodiversità.  Questa relazione di causalità è stata evidenziata nella “Tabella di marcia verso un uso efficiente delle risorse” (COM (2011) 571) che ha proposto, entro il 2020, di considerare nelle strategie Ue le possibili ripercussioni, dirette o indirette, sul suolo europeo e mondiale e di tendere a un consumo di terreno pari a zero entro il 2050. E’ evidente come una corretta pianificazione territoriale  che preveda la partecipazione del settore pubblico ai vari livelli possa incidere favorevolmente sull’uso sostenibile dei terreni. Le considerazioni ambientali, inclusa la protezione delle acque e la conservazione della biodiversità, dovrebbero essere integrate nelle decisioni che riguardano la pianificazione dell’uso dei terreni per centrare l’obiettivo del «consumo netto di suolo pari a zero» entro il 2050.
Anche tenendo conto degli interventi innescati dalla specifica normativa UE negli Stati membri,  nel 2012 la Commissione ha elaborato linee guida sull’impermeabilizzazione dei suoli - che sviscerano il problema e indicano le azioni di contrasto. 

 

Il processo di deforestazione

Le zone forestali rappresentano fondamentali elementi di protezione del suolo perché impediscono l’erosione e la desertificazione frenando il dilavamento e riducendo la velocità dei venti. Le radici degli alberi che le compongono, favoriscono l’erosione meteorica delle rocce la cui degradazione fornisce materiale organico che rende fertile i suoli. Gli incendi sono fra i pericoli maggiori per l’integrità delle foreste, come ulteriormente sottolinea la “Strategia forestale dell'Unione europea” (COM(2013) 659 definitivo). Oltre a quelli di origine dolosa, che hanno fatto registrare un lieve calo, i cambiamenti climatici in atto hanno considerevolmente aumentato le aree boschive e forestali incendiate con conseguente perdita di materia organica dei suoli e, quindi, di fertilità. L’erosione è la conseguenza diretta dell’effetto del fuoco sul suolo. Prevenire gli incendi è fra le azioni da mettere in campo per preservare le foreste e, in ultima analisi, proteggere il suolo.

 

Desertificazione, lo stadio finale

Quando il degrado del suolo arriva a pregiudicare in modo irreversibile la capacità produttiva degli ecosistemi si parla di desertificazione. Si tratta di una forma di deterioramento del suolo dovuto alla complessa interazione di fenomeni quali erosione, cattiva gestione del territorio e delle risorse idriche, perdita di copertura vegetale, incendi e  altri fattori sia naturali che antropici. Questo fenomeno si intensifica nelle aree più sensibili agli effetti dei cambiamenti climatici come accade per le zone classificate come aride. Il 25% della superficie terrestre globale è degradata o in fase di degrado . A questo si aggiungono gli effetti dei cambiamenti climatici che hanno determinato un aumento delle terre aride dal 14% del 1980 al 25-30%  riportato per il 2010. In Italia, le aree maggiormente sensibili alla riduzione della produttività per i processi di desertificazione e degrado costituiscono circa il 30,8% del territorio nazionale con un incremento negli ultimi decenni dell’estensione delle zone aride, arrivando a interessare attualmente circa il 20% del territorio nazionale nelle regioni meridionali ed insulari. L’Atlante della desertificazione in Italia, realizzato tra il 2003 ed il 2005, ha stimato che il 51,8% del territorio è potenzialmente a rischio di degrado e, in particolare, secondo un’ulteriore stima del 2008 le regioni con una percentuale di territorio molto sensibile alla desertificazione superiore al 30% sono sette: Basilicata, Marche, Molise, Sicilia, Sardegna, Puglia, Emilia-Romagna. Nel 1994 è stata istituita la Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (UNCCD), sottoscritta da 195 paesi compresa l’Italia, che rappresenta l’unico accordo internazionale giuridicamente vincolante per la gestione del problema. Il suo obiettivo è definire strategie e oneri affinché i firmatari si impegnino a contrastare la desertificazione nelle aree affette e in particolare in Africa. Gli strumenti sono i Piani di Azione Nazionali (PAN) elaborati dai singoli paesi che individuano le aree a rischio e le strategie di correzione. Il nostro Paese ha ratificato la Convenzione  nel 1997 sotto la duplice veste di Paese donatore e Paese affetto perché colpito direttamente dal fenomeno. Nel’99 il Comitato nazionale per la lotta alla siccità e alla desertificazione ha  adottato, come previsto dalla Convenzione,  il PAN che individua le politiche e le misure da attuare dai vari livelli istituzionali per combattere la desertificazione e la siccità in Italia.

 

Prospettive future

In questi ultimi anni, a livello internazionale, sia nelle comunità tecnico-scientifiche che negli organismi politici,  è aumentata la consapevolezza della gravità dei problemi legati al suolo. I suoli hanno recentemente acquisito slancio con la dichiarazione delle Nazioni Unite che ha proclamato il  2015  “Anno Internazionale dei suoli”, con il negoziato sul "Post 2015", con la COP-21 sul clima e con l’iniziativa Azzerare il Degrado del Suolo (LDN)  della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione. Nell’adozione dei nuovi obiettivi globali post 2015 (SDGs) i suoli sono esplicitamente menzionati nell’obiettivo 15: Proteggere, restaurare e promuovere l'uso sostenibile degli ecosistemi terrestri, in modo sostenibile gestire le foreste, lotta alla desertificazione, e fermare e invertire il degrado del suolo e arrestare la perdita di biodiversità. La sfida sarà quella di tradurre gli obiettivi in misure concrete e  con scadenze coerenti. In particolare l’obiettivo e la sua richiesta di ottenere un “mondo libero da degrado dei suoli” avranno evidenti implicazioni in termini di lotta contro il degrado del suolo. A livello europeo, Il 7° Programma di Azione europeo per l’ambiente (7EAP) del 2013 copre un orizzonte temporale fino al 2020 e previsionale fino al 2050. Nella prima delle 9 priorità in cui è articolato, denominata “capitale naturale”, emerge la necessità di garantire un suolo sano ai cittadini europei. A tal fine il 7EAP sottolinea la necessità di intensificare gli sforzi per ridurre l’erosione del suolo ed aumentare la materia organica presente al suo interno, per bonificare i siti contaminati e migliorare l’integrazione degli aspetti legati all’uso del suolo in processi decisionali coordinati a tutti i livelli. Il Programma spinge l’Unione e gli Stati membri a una riflessione sul modo migliore per concretizzare questo impegno nei limiti delle rispettive competenze e  su come affrontare le problematiche legate alla qualità del suolo all’interno di un quadro giuridico vincolante utilizzando un approccio basato sui rischi mirato e proporzionato. Ulteriori sforzi per rafforzare il contesto regolamentare, sviluppare reti, condividere conoscenze, elaborare linee guida e individuare esempi di prassi corrette possono contribuire a una migliore protezione del suolo.
A livello nazionale con il Disegno di Legge sul "Contenimento del consumo del suolo e il riutilizzo del terreno di costruzione” (al vaglio del Parlamento), il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali ed il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, al fine di raggiungere l’obiettivo dell’UE del consumo del suolo pari a zero al 2050, hanno proposto un’iniziativa legislativa per porre dei limiti al consumo del territorio, puntando in tal modo sulla trasformazione del tessuto urbano esistente e non sulla realizzazione di nuove edificazioni, attraverso uno strumento normativo che unisca vincoli ed incentivi. Il Disegno di Legge persegue la finalità di contenere il consumo del suolo, valorizzare il suolo non edificato, promuovere l’attività agricola che sullo stesso si svolge o potrebbe svolgersi, al fine di impedire che il suolo venga eccessivamente “eroso” e “consumato” dall’urbanizzazione. Il DDL riconosce espressamente il suolo come “bene comune” e “risorsa” non rinnovabile che svolge funzioni e servizi ecosistemici. Viene introdotto, inoltre, il concetto di riuso e rigenerazione edilizia del suolo edificato esistente rispetto all’ulteriore consumo di suolo inedificato,  quale principio fondamentale della materia del governo del territorio.
Si ricorda, infine, che ad oggi la legislazione italiana fornisce una definizione omnicomprensiva di suolo: nel Testo Unico Ambientale (Decreto Leg. vo n. 152/2006)  suolo è “ il territorio, il suolo, il sottosuolo, gli habitat e le opere infrastrutturali”, intendendo essenzialmente con la dizione “difesa del suolo” (dissesto idrogeologico) la protezione del territorio dalla pericolosità geologica - idraulica. Il Decreto Legislativo n. 152/2006 si occupa di suolo principalmente nella parte terza, “Norme in materia di difesa del suolo e lotta alla desertificazione”  e nella parte quarta, titolo V “Bonifica di siti contaminati”. Sempre a livello nazionale la Strategia Nazionale per la Biodiversità (SNBD) annovera fra le principali minacce il processo di perdita del suolo e il cambio della sua destinazione d’uso con conseguente perdita, modificazione e frammentazione degli habitat; la Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici evidenzia che il degrado del suolo e del territorio sono il risultato di diversi fattori di pressione, che includono anche i cambiamenti climatici.