Progetto

ERASME - Audit Energetici nelle PMI (EneRgy Audits in SMEs)

ERASME - Audit Energetici nelle PMI (EneRgy Audits in SMEs)

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ERASME - Audit Energetici nelle PMI (EneRgy Audits in SMEs)

DESCRIZIONE

Il progetto ERASME nasce quasi contemporaneamente con la direttiva europea 2012-27-UE sull’efficienza energetica, che, al comma 4 dell’articolo 8, impone agli Stati membri di organizzare energy audit obbligatori per le imprese di grandi dimensioni, mentre al comma 2 impone di elaborare programmi tesi a incoraggiare le PMI a sottoporsi ad audit energetici e favorire la successiva attuazione delle raccomandazioni risultanti da tali audit. L’analisi della situazione nei paesi della macro-regione dell’Europa Centrale, che va dall’Emilia Romagna fino alla Polonia, mostrò (2011) che in realtà le PMI sono restie a impegnarsi nelle diagnosi energetiche per diversi motivi: la mancanza di certezza che esse portino ad un risultato utile, la scarsa fiducia nei consulenti, il timore di mostrare la propria tecnologia ad un tecnico esterno, la riluttanza a spendere per una diagnosi dettagliata per poi dover affrontare ulteriori spese di progettazione.

Il progetto ERASME si propose allora di verificare alcune soluzioni che avrebbero potuto, almeno in parte, risolvere queste difficoltà:

  • proponeva infatti di spezzare la diagnosi energetica in due fasi, una preliminare svolta a titolo promozionale, seguita eventualmente dalla seconda, più dettagliata, a pagamento;
  • standardizzare la metodologia per la prima fase (la norma europea EN 16247-3 è entrata in vigore nel 2014);
  • dare priorità ai consumi energetici dovuti ai servizi generali (riscaldamento, condizionamento, refrigerazione, aria compressa, forni, ventilazione, motori in genere), che sono presenti in molte aziende e sui quali è più facile, rispetto ai processi, intervenire con misure per migliorare l’efficienza energetica. Iniziative pubbliche svolte in Danimarca e Belgio davano infatti queste indicazioni.

Il progetto ha consentito di verificare queste ipotesi su sette diverse regioni, aventi caratteristiche non molto dissimili, evidenziando aspetti positivi e negativi.

 

LE FASI DEL PROGETTO

Il progetto, in una prima fase di studio, ha prodotto un manuale da utilizzare come strumento di formazione e guida per gli auditor energetici che si sarebbero poi sottoposti ad una settimana di formazione specifica. Dopo un evento comune di formazione-formatori i corsi vennero attuati dai partner nelle loro sedi, portando alla formazione di un totale di 70 energy auditors. Quindi ogni partner, tramite un’attività di promozione o attraverso accordi con associazioni imprenditoriali locali, identificò un numero di aziende disponibili ad accettare una diagnosi preliminare. In totale furono così eseguite 258 diagnosi preliminari (su 6104 aziende informate e 486 prime risposte ottenute) e 35 diagnosi approfondite.
Le aziende coprivano molti diversi settori ed erano prevalentemente di dimensioni tra i 50 e i 100 dipendenti (piccole imprese). Venne quindi svolta un’inchiesta telefonica di verifica presso un campione delle aziende interessate e di energy auditors.
Con lo strumento dei comitati di supporto consultivo al progetto, in ogni regione si sono coinvolte le autorità regionali con responsabilità all’energia ed anche i principali gruppi bancari per verificare e migliorare i pacchetti finanziari offerti da esse per la riqualificazione energetica nelle industrie.
Sono state infine premiate le imprese più attente alla gestione energetica sostenibile in ogni regione e poi a livello europeo.

 

RISULTATI RAGGIUNTI

I risultati del progetto sono stati parzialmente positivi, ma comunque utili per future azioni di promozione degli audit nelle PMI.
La risposta delle aziende è stata molto inferiore al previsto: alla fine solo il 4% delle aziende contattate hanno accettato di avere una diagnosi preliminare gratuita e di queste solo il 14% ha richiesto un audit approfondito. Anche considerando il periodo di crisi finanziaria ed economica e la diffidenza istintiva verso nuove iniziative, il risultato fa riflettere su quanto ancora la riduzione dei costi energetici e delle emissioni di gas serra sia patrimonio di poche imprese.
Una prima conclusione pertanto è che per attuare il comma 2 dell’art.8 della direttiva non basta una politica di incentivazione economica ma serve anche una campagna di comunicazione efficace.
L’interesse della autorità regionali è stato vivo, con una presenza costante nei comitati consultivi del progetto, ma la risposta in termini di politiche attive molto modesta, preferendo strumenti più tradizionali. In Italia è stata lanciata nel 2015 dal Ministero dello Sviluppo economico, tramite le regioni, un’incentivazione delle diagnosi energiche legata all’attuazione di almeno una delle misure proposte nella diagnosi stessa.
Sul versante del finanziamento bancario si è potuto verificare nell’ambito del progetto che i grandi gruppi hanno effettivamente “a listino” dei prodotti finanziari per interventi di miglioramento dell’efficienza energetica e per le fonti rinnovabili, ma finora l’unica tecnologia su cui hanno avuto successo è il fotovoltaico, mentre sull’efficienza nelle industrie l’interesse è ancora scarso. L’azione delle ESCO sta iniziando ora grazie alle nuove procedure sui titoli di efficienza energetica, e appare promettente, almeno per le industrie aventi forti consumi.
I risultati tecnici ottenuti sono molto interessanti, avendo prodotto un elenco molto preciso delle misure e tecnologie più frequentemente proposte dagli auditor energetici, che vanno, per l’Italia, da fotovoltaico e cogenerazione, fino all’illuminazione a LED con controlli di presenza e luce, al rinnovo delle caldaie, all’analisi dei carichi elettrici per ridurre i picchi, all’isolamento termico degli edifici ed il recupero energetico dei cascami termici. Un ulteriore dato del progetto riguarda la frequenza di interventi, anche già realizzati da imprese sensibili alla gestione sostenibile dell’energia, aventi tempi di ritorno piuttosto lunghi, pur considerando gli incentivi. L’interviste compiute hanno rivelato che si tratta prevalentemente di aziende familiari, in cui l’investimento dei profitti nella riduzione dei costi futuri – ad esempio per la climatizzazione degli edifici - è considerato più vantaggioso rispetto ad altre scelte finanziarie a maggior rischio. In questo tipo di aziende la sostituzione dei motori usurati con altri aventi la massima efficienza tra quelli offerti dal mercato è prassi consolidata, realizzando così un approccio continuo e graduale alla gestione energetica sostenibile. Le tre migliori imprese premiate in Emilia Romagna sono state infatti di questo tipo, ed una di esse ha vinto ex-aequo il premio europeo.
Il potenziale medio di risparmio energetico rilevato dalle diagnosi svolte è attorno al 35% (20% per l’Italia). La valutazione a campione svolta al termine del progetto indica un sincero e molto positivo giudizio da parte delle aziende.
Tra i prodotti del progetto si segnala l’Handbook Energy Audit in SMEs.

Acronimo 
ERASME
Protocollo 
IEE-11-113
Programma di riferimento 
Partner del progetto 
REGIONAL DEVELOPMENT AGENCY (POLONIA)
CNA REGIONAL ASSOCIATION OF EMILIA ROMAGNA (ITALIA)
UNIVERSITY OF ZAGREB, FACULTY OF MECHANICAL ENGINEERING AND NAVAL ARCHITECT (CROATIA)
ECODOT S.R.O. (REPUBBLICA CECA)
OIKON LTD., INSTITUTE FOR APPLIED ECOLOGY (CROATIA)
START-UP AND SERVICE CENTRE FUERSTENFELD (AUSTRIA)
REGIONAL ECONOMIC DEVELOPMENT AGENCY NORTHERN BLACK FOREST (GERMANIA)
PANNON BUSINESS NETWORK ASSOCIATION (UNGHERIA)
Tema 
Beneficiario coordinatore 
ECUBA SRL
Contatti 
MARCELLO ANTINUCCI
Budget 
1.399.867,00
Contributo EU 
1.049.900,25
Anno Call 
2011
Anno di inizio 
2012
Anno di chiusura 
2014