Progetto

ARCTOS - Conservazione dell’orso bruno: azioni coordinate per l’areale alpino e appenninico

ARCTOS - Conservazione dell’orso bruno: azioni coordinate per l’areale alpino e appenninico

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ARCTOS - Conservazione dell’orso bruno: azioni coordinate per l’areale alpino e appenninico

DESCRIZIONE

Tutelare le due popolazioni di orso bruno presenti in Italia, sulle Alpi e in Appennino, è stata la finalità del progetto LIFE ARCTOS.  L’obiettivo è stato sostenere la conservazione dei due gruppi attraverso l’adozione di misure gestionali compatibili con la presenza del plantigrado, la riduzione dei conflitti con le attività antropiche, l’informazione e la sensibilizzazione dei principali gruppi di interesse.
Le principali minacce alla conservazione dell’orso bruno in Italia sono rappresentate dalla progressiva perdita degli habitat naturali, dalla inadeguata gestione dei conflitti con le attività produttive umane (in particolare con la zootecnia) e dalla mancanza di una conoscenza eco-etologica della specie sufficiente all’adozione delle più corrette pratiche gestionali.

Nel lungo termine i risultati attesi erano:

  • una diminuzione del conflitto (spesso causa di mortalità) attraverso l’applicazione di pratiche zootecniche virtuose e innovative;
  • l’istituzione di squadre di pronto intervento per far fronte ad eventuali situazioni critiche di orsi pericolosamente prossimi ai centri abitati;
  • un elevato livello di coinvolgimento delle popolazioni locali.

L’orso bruno è presente in Europa con 10 distinte popolazioni completamente disgiunte, mentre le due popolazioni italiane sono caratterizzate da elementi storici completamente diversi ma con simili problematiche di sopravvivenza. La popolazione appenninica è stata isolata per oltre 500 anni ed è costituita da una sottospecie (Orso bruno marsicano) da considerarsi una unità evoluzionistica e conservazionistica a sé stante. Ha un areale di distribuzione estremamente limitato nell’area del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e aree limitrofe. Nelle Alpi, invece, la popolazione di orso bruno era ridotta a pochi individui negli anni ‘90 quando si è intrapresa un’operazione di reintroduzione di 10 orsi provenienti dalla Slovenia nel Parco Naturale Adamello Brenta mediante il progetto LIFE URSUS realizzato tra il 1999 e il 2002. La presenza della specie è stabile esclusivamente nel territorio della Provincia Autonoma di Trento dove si concentrano gli esemplari femmina ed avvengono le riproduzioni.
Prima dell’inizio del progetto ARCTOS la consistenza delle due popolazioni era di circa 50 individui per la popolazione appenninica e circa 30-40 individui per quella alpina, molto vulnerabili e con un tasso di mortalità elevato che ne determinava un lento ridimensionamento.
Il progetto ha rappresentato l’occasione  per l’attuazione del PATOM (Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano) e del PACOBACE (Piano d’Azione interregionale per la Conservazione dell’Orso Bruno nelle Alpi centro-orientali), in base ai quali tutti i soggetti coinvolti si impegnano ad agire in modo coordinato al fine di contribuire agli obiettivi generali della conservazione dell’orso bruno. L’iniziativa ha consentito l’implementazione di alcune delle azioni incluse nei due piani, richiedendo il trasferimento di esperienze da aree con presenza stabile a quelle di nuova ricolonizzazione (nelle Alpi) ed un elevato livello di coordinamento tra autorità locali da diversi settori (in Appennino).
ARCTOS ha coinvolto 10 beneficiari: il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise - PNALM (capofila), Regione Abruzzo, Regione Lazio, Regione Lombardia, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Provincia Autonoma di Trento, Corpo Forestale dello Stato, Università di Roma La Sapienza, Parco Naturale Adamello Brenta, WWF Italia.

 

LE FASI DEL PROGETTO

Il progetto ARCTOS ha attuato una serie di azioni raggruppate in quattro attività volte a mitigare le minacce cui sono soggetti gli orsi in Italia:

  • interventi per una zootecnia più compatibile con la presenza dell'orso. Le azioni sono state finalizzate alla produzione e attuazione di una serie di linee guida per implementare pratiche volte a  garantire la conservazione dell'orso e l'allevamento del bestiame prendendo in considerazione anche l’aspetto sanitario;
  • riduzione del conflitto tra orso e uomo. Le ostilità derivano essenzialmente dai danni causati dai plantigradi alle aziende, dalla loro frequentazione degli insediamenti umani e dalla loro abitudine ad utilizzare i rifiuti organici come cibo. Sono state elaborate linee guida per limitare l’impatto di alcune attività umane sugli orsi. Il progetto ha anche previsto la definizione di un protocollo per l'attuazione pratica di azioni volte a dissuadere gli orsi problematici dall'adottare comportamenti confidenti, al fine di spingerli lontano dagli insediamenti umani. Sono state istituite squadre di emergenza orso (BET), composte da personale formato, in Appennino (2), in Friuli Venezia Giulia (2), in Lombardia (4) e in Veneto (1). Nell’ambito del progetto sono state realizzate forme di assistenza per le aziende poste nelle aree di presenza dell’orso sia sulle Alpi che sugli Appennini con l’impiego di recinzioni elettrificate cedute in comodato d’uso. In aree critiche sono stati posizionati bidoni per i rifiuti organici con coperchio anti-orso per dissuadere gli animali ad avvicinarsi ai centri abitati ed è stato limitato il traffico veicolare, attraverso l’utilizzo di sbarramenti e segnaletica stradale, in zone frequentate da orsi.
  • gestione delle fonti di alimentazione dell'orso. Nell’area progettuale appenninica, in particolare, sono stati mappati tutti i ramneti (Rhamnus alpina), arbusti molto apprezzati da questi animali soprattutto nei periodici critici, ma minacciati dall’invasione delle piante legnose e dal brucamento da parte di ungulati selvatici e domestici. Per conservarli e garantirne l’accesso agli orsi sono stati effettuati diradamenti dei boschi di faggio, ceduazioni dei ramneti morti e piantumazione di migliaia di piantine;
  • valutazione delle popolazioni di orso bruno. Malgrado l’esiguità delle popolazioni italiane, non erano disponibili informazioni e dati scientifici circa la loro consistenza nell’area appenninica e nelle aree di espansione delle Alpi. Sono stati elaborati sistemi standard di raccolta, analisi e archiviazione dei dati genetici degli orsi italiani.

​Il coinvolgimento attivo della popolazione e soprattutto degli agricoltori, i più colpiti dalla presenza dell’orso, è stato uno dei principali obbiettivi di ARCTOS che ha realizzato un’intensa attività di comunicazione attraverso incontri, programmi scolastici, campagne mirate associate ad attività cruciali come la vaccinazione straordinaria dei cani presenti negli areali dell’orso e l’avvio delle squadre di pronto intervento. 

 

RISULTATI RAGGIUNTI

Il progetto ha rappresentato una sfida per la complessità del partenariato e la conformazione disgiunta delle aree di applicazione. I risultati immediatamente percepibili sono stati quelli relativi alla mitigazione del conflitto, alla collaborazione con il mondo agricolo per la riduzione dei danni causati dall'orso, alla sperimentazione di interventi innovativi sui ramneti, alla campagna di vaccinazione dei cani contro il cimurro, alla messa in opera dei cassonetti a prova di orso. Un’importante ed innovativa pratica è stata quella legata agli interventi sui ramneti con la messa a dimora di nuove piantine e interventi di ceduazione, attività mai sperimentata su questa specie. Nel corso del progetto sono state raccolte bacche di ramno e consegnate al vivaio forestale regionale del CFS “Fonte dell’Eremita” di Castel di Sangro, per la produzione di ulteriori piantine da utilizzarsi in successivi impianti, considerata la difficoltà di reperimento sul mercato delle piantine di questa specie. Un effetto amplificante nel consolidamento del ramneto è determinato inoltre dalla ceduazione degli esemplari più invecchiati o danneggiati. Si è notato come il Ramno, che presenta una lenta crescita da seme, mostra e mantiene nel tempo una elevata capacità di riscoppi polloniferi da ceppaia. Queste due misure costituiscono interventi replicabili che possono essere praticati nel corso delle normali attività selvicolturali, esercitate dai proprietari privati e pubblici in tutte le aree in cui si riscontri presenza, anche occasionale, del ramno o possono essere oggetto di specifici interventi mirati.
La vigorosità dei riscoppi polloniferi nelle piante ceduate hanno fatto comprendere come nel breve-medio periodo questi interventi possono consentire una ripresa di produzione, in piante ormai seccaginose, e quindi un incremento della produttività del ramno più veloce ed a costi estremamente ridotti. L'esperimento di ceduazione ha sicuramente rappresentato una buona pratica da esportare in altre aree in cui i ramni sono critici per la dieta degli orsi.
Per quanto concerne l'area Appenninica, le linee guida prodotte, hanno costituito la base per la redazione del Piano di gestione dei Siti Natura 2000 del PNALM ma anche per quei siti della regione Abruzzo che si trovano nelle aree di espansione dell’orso marsicano. La Regione Lazio ha inserito le indicazioni nella Delibera di Giunta Regionale con cui sono state approvate le misure di conservazione dei siti regionali a presenza di orso propedeutiche alla trasformazione dei SIC (Siti di interesse comunitario) in ZSC (Zone speciali conservazione). Per la prima volta, inoltre, le misure stabilite nelle linee guida sono state recepite dal Piano di sviluppo rurale (PSR) della Regione Abruzzo, per cui gli allevatori potranno usufruire degli incentivi solo adottando una politica aziendale compatibile e rispettosa dell’ambiente e quindi dell’orso. Infine, sono state avviate consultazioni con Comuni e allevatori per la stesura del piano di gestione dei pascoli che porterà anche ad una revisione delle regole del settore.

Questi, in sintesi, alcuni fra i principali risultati del progetto ARCTOS:  

  • Linee guida per la compatibilità delle pratiche zootecniche con la conservazione dell’orso marsicano.
  • Linee guida per la compatibilità della presenza dell’orso con le pratiche zootecniche in Regione Lombardia.
  • Banca dati genetica nazionale con predisposizione di kit standard per la raccolta dei campioni biologici.
  • Banca dati per le aree campione, su supporto GIS, per la classificazione e distribuzione dei pascoli.
  • Banca dati geografica della popolazione alpina, denominata GeOrso, sviluppata al fine di archiviare tutte le informazioni sulle osservazioni di orsi, in tempo reale, in aree non frequentate stabilmente.
  • Linee guida per il monitoraggio sanitario in linea con le esigenza di tutela delle popolazioni di orso bruno, che includono 7 dei 13 agenti patogeni individuati fra gli animali domestici trasmissibili all’orso. Nel processo di elaborazione è stato coinvolto anche il Ministero della Salute.
  • Somministrazione gratuita di 6750 dosi di vaccino destinata ai cani degli allevatori per cercare di limitare la diffusione di agenti patogeni dai cani all’orso.
  • Redazione di un Protocollo per la gestione e la prevenzione del fenomeno degli orsi confidenti/problematici, uno strumento operativo da applicare nell’area del PNALM e, più in generale, nell’Appennino centrale con l’obiettivo di prevenire i conflitti uomo-orso affinché gli individui problematici, o potenzialmente problematici, non vengano sottratti all’esigua popolazione di orsi presente negli Appennini.
  • Realizzazione del sussidiario per le scuole “Impariamo a conoscere l’orso bruno”.
  • Istituzione di 9 gruppi di intervento rapido (BET) per la gestione degli orsi problematici, con 200 operatori formati, provenienti sia dagli Appennini che dalle Alpi, in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato,  dotati di fucili a proiettili di gomma, Tube Traps, petardi, radio-collari, e ricevitori radio.
  • Realizzazione della pubblicazione “Comunicare l’orso, attività intraprese e lezioni apprese nell’ambito del progetto LIFE ARctos”.
  • Installazione di 643 recinzioni elettrificate, in comodato d’uso, per la protezione di bestiame, apiari, colture di pregio in aree critiche. La maggior parte sono state installate nelle core area delle due popolazioni (245 in Appennino e 278 in Provincia di Trento), mentre un numero più basso in aree di presenza sporadica (36 in Lombardia e 84 in Friuli Venezia Giulia). Il loro utilizzo ha determinato in Appennino una diminuzione delle occorrenze di danni fino all’83%.
  • Installazione di 201 contenitori per rifiuti modificati “a prova di orso”, nella Provincia di Trento, in Lombardia e in Appennino.
  • Inventario dei ramneti che ha portato a mappe aggiornate con 7 nuovi gruppi di ramni mappati oltre quelli noti.
  • Interventi su 19 ha di ramneti; quello più efficace è risultato essere la ceduazione che ha fatto germogliare nuovi steli produttivi entro 3-4 anni.
  • 155 incontri con il coinvolgimento di circa 11mila persone tra allevatori, agricoltori, apicoltori, cacciatori, operatori turistici/turisti, amministratori, pubblico generico, giornalisti.

Grazie ad ARCTOS è stata sperimentata, per la prima volta nel Parco Nazionale d’Abruzzo, la cosiddetta comunicazione partecipata per cui ai tradizionali incontri frontali si è sostituita una metodologia innovativa che consentisse un coinvolgimento attivo delle popolazioni locali, in modo da assicurare una maggiore efficacia delle azioni di conservazione.
Le attività di comunicazione hanno permesso di acquisire alcune informazioni in merito alle opinioni e allo stato di conoscenza dell’orso da parte di particolari gruppi di interesse.
A questo proposito sono stati prodotti diversi opuscoli per la divulgazione delle principali tematiche, aventi ad oggetto i sistemi di prevenzione dei danni da grande carnivoro, la gestione per la pratica zootecnica nelle aree di presenza dell’orso, la prevenzione e gestione orsi confidenti, la gestione rifiuti e la gestione venatoria. Un importante risultato si è avuto anche con le attività di progetto legate alle scuole sulle Alpi, arrivando a lavorare con 70 classi e circa 1300 alunni.

Beneficiario coordinatore 
Parco Nazionale d’Abruzzo-Servizio Scientifico
Contatti 
Cinzia Sulli
Budget 
3.984.820,00
Contributo EU 
2.694.934,00
Anno Call 
2009
Anno di inizio 
2010
Anno di chiusura 
2014