Natura e biodiversità

AcquaLa perdita della biodiversità costituisce una delle minacce più gravi per la sopravvivenza della vita sulla Terra. Questo fenomeno accresce il rischio di mutamenti irreversibili, mina lo sviluppo economico e la resilienza delle nostre società di fronte a nuove sfide. Fra le principali cause della costante riduzione della varietà delle specie ci sono la crescita demografica, il consumo di suolo e la frammentazione degli habitat, i cambiamenti climatici, l’inquinamento, l’introduzione di specie invasive. La nuova consapevolezza sull’importanza di questo “capitale naturale”, dei servizi eco sistemici che ne derivano e da cui dipendiamo, si è tradotta in innovativi interventi cui guardare per contribuire a contrastarne il declino.


Nel 2011 la Commissione europea ha adottato una strategia sulla biodiversità fino al 2020 con l'obiettivo chiave, fissato dai capi di Stato e di governo europei, di "porre fine alla perdita di biodiversità e al degrado dei servizi ecosistemici nell'UE entro il 2020 e ripristinarli nei limiti del possibile, intensificando al tempo stesso il contributo dell'UE per scongiurare la perdita di biodiversità a livello mondiale".
Questo piano è parte integrante della Strategia Europa 2020 e del Settimo programma di azione in materia di ambiente (7AAP).
La strategia dell’UE sulla biodiversità fino al 2020 (Com (2011) 244 def.) stabilisce gli obiettivi e le azioni necessarie per invertire le tendenze negative, arrestare la perdita di biodiversità e il degrado dei servizi ecosistemici entro il 2020 e per ripristinarli nei limiti del possibile. Tale strategia si articola su sei obiettivi complementari e sinergici incentrati sulle cause primarie della perdita di biodiversità e volti a ridurre le principali pressioni esercitate sulla natura e sui servizi ecosistemici: piena attuazione della normativa dell'UE in materia di protezione della natura; preservazione e ripristino degli ecosistemi e dei relativi servizi; rafforzamento della sostenibilità dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca; controlli più rigorosi sulle specie esotiche invasive.
La Strategia comprende altresì le misure per l’attuazione delle direttive Habitat ed Uccelli e della Rete Natura 2000. Le due direttive costituiscono il cuore della politica comunitaria in materia di conservazione della biodiversità e sono la base legale su cui si fonda la Rete Natura 2000.
La Direttiva Habitat 92/43/CE definisce un quadro comune per la conservazione degli habitat, delle piante e degli animali di interesse comunitario e stabilisce la Rete Natura 2000, la più grande rete ecologica del mondo, costituita dai Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e dalle Zone di Protezione Speciale (ZPS) istituite dalla Direttiva Uccelli 2009/147/CE che, nella sua versione originale del ’79, è stata la prima direttiva comunitaria in materia di conservazione della natura. 
I siti appartenenti alla Rete Natura 2000 sono considerati di grande valore, in quanto habitat naturali di rari  esemplari di fauna e flora. La Rete punta a preservare le specie e gli habitat per i quali i siti sono stati identificati, tenendo in considerazione le esigenze economiche, sociali e culturali regionali in una logica di sviluppo sostenibile  svolgendo in tal modo un ruolo chiave nella protezione della biodiversità nel territorio dell’Unione europea.
I progressi raggiunti sono, tuttavia,  ancora insufficienti. Sulla base del primo obiettivo della Strategia Ue sulla biodiversità, gli Stati membri devono attuare più coerentemente la legislazione esistente. In particolare, devono garantire la gestione e il ripristino dei siti Natura 2000 investendo le risorse necessarie. Tali azioni contribuiranno ad arrestare la perdita di biodiversità e ad assicurarne il ripristino entro il 2020.
Per quanto riguarda l’ambiente marino, la Direttiva 2008/56/UE istituisce un quadro per l’azione comunitaria in questo ambito fissando  obiettivi comuni per la prevenzione, la protezione e la conservazione dell’ambiente marino contro le attività umane nocive.

 

La biodiversità nel 7°PAA

Il primo obiettivo prioritario del 7° Programma quadro di azione per l’ambiente (7°PAA) è dedicato alla protezione del capitale naturale, vale a dire della biodiversità su cui si fonda la prosperità dell’Unione europea. Nonostante i progressi, supportati da una legislazione specifica molto ampia, in Europa si assiste ad una continua riduzione della varietà biologica a causa degli impatti delle attività umane sull’ambiente. Il 7PAA si è prefissato di arginare questo fenomeno garantendo che entro il 2020:

  • la perdita di biodiversità e il degrado dei servizi eco sistemici (compresa l’impollinazione) siano stati debellati, gli ecosistemi e i relativi servizi siano preservati e almeno il 15 % degli ecosistemi degradati sia stato ripristinato;
  • l’impatto delle pressioni sulle acque di transizione, costiere e dolci (comprese le acque di superficie e le acque sotterranee) sia considerevolmente ridotto per raggiungere, preservare o migliorare il buono stato, così come definito nella Direttiva quadro sulle acque;
  • l’impatto delle pressioni sulle acque marine sia ridotto per raggiungere o preservare il buono stato, così come richiesto dalla Direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino, e le zone costiere siano gestite in modo sostenibile;
  • l’inquinamento atmosferico e i suoi impatti sugli ecosistemi e la biodiversità siano ulteriormente ridotti con l’obiettivo di lungo termine di non superare carichi e livelli critici;
  • i terreni siano gestiti in maniera sostenibile all’interno dell’Unione, il suolo sia adeguatamente protetto e la bonifica dei siti contaminati sia ben avviata;
  • il ciclo dei nutrienti (azoto e fosforo) sia gestito in maniera più sostenibile ed efficiente nell’impiego delle risorse;
  • la gestione delle foreste sia sostenibile, la loro biodiversità e i servizi che offrono siano protetti e rafforzati nei limiti del fattibile e la loro resilienza verso i cambiamenti climatici, gli incendi, le tempeste, le infestazioni di parassiti e le malattie sia migliorata.

Rispetto allo scenario di riferimento delineato nella strategia del 2010, la situazione è diventata ancora più critica come confermato dalla relazione European Environment State and Outlook Report (SOER) 2015 dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA).
Questa evoluzione, in linea con le tendenze mondiali, ha gravi conseguenze sulla capacità della biodiversità di poter soddisfare i fabbisogni dell’umanità.  Come evidenziato anche dalla Relazione sullo stato della natura nell'Unione europea del 2015 della Commissione europea, l'agricoltura e le modifiche indotte dall'uomo hanno rappresentato le principali pressioni per gli ecosistemi terrestri nel periodo 2007-2012. L’attività agricola, in particolare, ha pesato per il 20%.
Le principali minacce alla biodiversità – la perdita di habitat (in particolare dovuta all'estensione urbana incontrollata, all'intensificazione agricola, all'abbandono dei terreni agricoli e alla gestione intensiva delle foreste), l'inquinamento, il sovrasfruttamento (in particolare della pesca), le specie aliene invasive e i cambiamenti climatici – continuano a esercitare pressioni che comportano il degrado degli ecosistemi e l'indebolimento della loro resilienza.
Tuttavia, sensibili progressi si registrano nell'istituzione di importanti quadri normativi: la nuova politica della pesca, i regolamenti sulle specie esotiche invasive e sul legno e l'introduzione di disposizioni relative alla biodiversità negli accordi commerciali bilaterali. Si stanno inoltre capitalizzato un grande numero di esperienze positive, che possono fungere da modello per progredire verso il raggiungimento degli obiettivi dell'UE in materia di biodiversità per il restante periodo sino al 2020.
La Commissione e l’AEA hanno, inoltre, messo a punto due strumenti per aiutare gli Stati membri nel contrasto alla perdita di biodiversità. Uno è il BISE (Sistema di informazione sulla biodiversità in Europa) un portale che centralizza tutte le informazioni del settore facilitando l’accesso ai dati disponibili. L’altro è il “parametro di riferimento per la biodiversità” che sulla base di accertati dati scientifici fornisce ai decisori politici una base per misurare lo stato della biodiversità in Europa consentendo di individuare i nessi tra numero delle specie, la situazione degli habitat e i servizi ecosistemici.

 

I servizi ecosistemici 

La biodiversità, oltre al suo valore intrinseco, è importante come fonte di beni, di risorse e dei cosiddetti servizi ecosistemici, indispensabili per la sopravvivenza e fondamentali per lo sviluppo economico. Secondo la definizione data dal Millennium Ecosystem Assessment (MA, 2005) i servizi ecosistemici sono “i benefici multipli forniti dagli ecosistemi al genere umano”. I servizi ecositemici si possono distinguere in quattro grandi categorie: supporto alla vita (es. formazione del suolo), approvvigionamento (es. cibo), regolazione (es. regolazione del clima), culturali (es. estetici o religiosi).
I servizi ecosistemici corrispondono pertanto alla conversione di una risorsa naturale (suolo, piante, animali, aria, acqua) in beni che hanno un valore.
L’Unione Europea ha adottato un solido corpus legislativo per proteggere, conservare e migliorare il capitale naturale, tra cui la Direttiva quadro sulle acque, la Direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino, la Direttiva sulle acque reflue urbane, la Direttiva sui nitrati, la Direttiva sulle alluvioni, la Direttiva sulle sostanze prioritarie, la Direttiva sulla qualità dell’aria e le direttive ad essa correlata, nonché la Direttiva Habitat e la Direttiva Uccelli. La Commissione sta attualmente effettuando un check-up delle direttive Uccelli ed Habitat, al fine di verificare la loro efficacia.
L’obiettivo 2 della Strategia UE per la biodiversità sottolinea il ruolo centrale delle infrastrutture verdi nel preservare gli ecosistemi e i relativi servizi. Su questo riferimento normativo e sulle indicazioni della  Tabella di marcia verso un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse  poggia la Strategia dell’UE per le infrastrutture verdi (COM/2013/0249)  arata nel 2013. La comunicazione Infrastrutture verdi – Rafforzare il capitale naturale in Europa  prevede l’utilizzo di aree naturali e seminaturali nella pianificazione territoriale delle città e delle aree rurali in alternativa alle opere di ingegneria civile. Fra i suoi principali obiettivi la promozione delle infrastrutture verdi nelle principali politiche; migliorare l’accesso ai finanziamenti per i relativi progetti; garantire il sostegno a specifiche tecnologie innovative. Questa iniziativa, che sarà sottoposta a valutazione intermedia nel 2017, dovrebbe comportare benefici in molti comparti compresi l’agricoltura, la silvicoltura e la pesca. 

 

Lo stato delle specie e degli habitat in Italia

L’Italia è, fra i paesi europei, il più ricco di specie vegetali e animali in virtù della varietà geografica, morfologica e climatica del suo territorio. Tra le principali cause di perdita di biodiversità nel nostro Paese ci sono le cosiddette specie aliene (alloctone) invasive cioè animali e piante che, pur essendo originarie di altre regioni geografiche, sono state volontariamente o accidentalmente introdotte sul territorio nazionale.
Queste specie, oltre ad entrare in concorrenza diretta con quelle autoctone, possono alterare lo stato degli habitat e degli ecosistemi naturali e, in alcuni casi,  provocare ingenti danni economici ad attività produttive quali l’agricoltura e lo sfruttamento di risorse silvo-pastorali. Il Mediterraneo rappresenta il bacino europeo con il più alto numero di specie alloctone che causano impatti ecologici ed economici. Contenere la minaccia delle specie invasive è uno degli obiettivi del Piano di azione a favore della biodiversità adottato dalla Commissione Europea nel 2006 e approvato dagli Stati membri, ribadito nella Strategia per la conservazione della Biodiversità fino al 2020, in cui si evidenzia la necessità di intervenire energicamente a tutti i livelli per contenere l’introduzione e l’insediamento di tali specie e per far fronte a quelle già introdotte. Entro il 2020 occorrerà individuare e classificare in ordine di priorità le specie esotiche invasive e i loro vettori, contenere o eradicare le specie prioritarie, gestire i vettori per impedirne l’introduzione e l’insediamento.
Nel 2010, d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni, è stata adottata la Strategia Nazionale per la biodiversità che punta ad integrare le esigenze di conservazione delle risorse naturali nelle politiche settoriali attraverso tre obiettivi principali: servizi ecosistemici, cambiamenti climatici e politiche economiche. La Conferenza Stato-Regioni è l’organo decisionale in merito alla Strategia che per questa funzione si avvale del supporto del Comitato paritetico per la biodiversità costituito dai rappresentanti della amministrazioni centrali e regionali e dell’Osservatorio nazionale per la biodiversità in cui sono presenti oltre ai rappresentanti istituzionali, anche di enti di ricerca, di aree protette e di società scientifiche. Un altro organo di governance individuato è il Tavolo di consultazione che riunisce le associazioni di categoria economiche, produttive e ambientaliste per garantire la partecipazione degli stakeholders nell’attuazione della strategia.  Nel 2014 sono state approvate  le Linee guida  per il recupero, soccorso, affidamento  e gestione delle tartarughe marine prodotte dal Comitato paritetico.

 

L’inventario delle specie minacciate

A tutela della biodiversità l'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) ha introdotto l’utilizzo delle cosiddette “liste rosse” come sistema di valutazione dello stato di conservazione delle specie. L’obiettivo delle Liste Rosse è quello di catalizzare l’impegno per la salvaguardia della biodiversità, fornendo informazioni, analisi e previsioni sulle specie e sulle minacce cui sono sottoposte. Si tratta di inventari sul rischio di estinzione a livello globale basati su un sistema di categorie e criteri quantitativi scientificamente rigorosi applicabili a tutte le specie viventi tranne agli invertebrati. Le liste rosse possono essere compilate anche a livello nazionale e regionale. In Italia, sulla base dei criteri dello IUCN,  sono state elaborate la Lista rossa dei vertebrati italiani e la Lista rossa della flora italiana