Progetto

PRISCA - Progetto pilota per il recupero dei rifiuti a partire dai flussi di rifiuti ingombranti

PRISCA - Progetto pilota per il recupero dei rifiuti a partire dai flussi di rifiuti ingombranti

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PRISCA - Progetto pilota per il recupero dei rifiuti a partire dai flussi di rifiuti ingombranti

DESCRIZIONE

Il riutilizzo di rifiuti e di beni e la preparazione per il riutilizzo di rifiuti solidi urbani sono temi centrali delle politiche europee in materia di rifiuti. Il progetto PRISCA, in linea con queste disposizioni ha sperimentato un modello di Centro di Riuso in grado di diminuire significativamente il quantitativo di beni riusabili smaltiti in discarica. Realizzare e gestire in modo ottimale un Centro di Riuso significa dare forma concreta alla prevenzione dei rifiuti, ossia tradurre nella pratica ciò che il diritto comunitario fissa come principio prioritario in materia di gestione dei rifiuti (Direttiva 2008/98/CE).

PRISCA ha sperimentato la fattibilità di due Centri di Riuso, deputati ad avviare al riutilizzo i beni riusabili presenti nel flusso dei rifiuti solidi urbani, in due diversi siti (Vicenza e San Benedetto del Tronto) aventi modelli differenti e con differenti implicazioni a livello autorizzativo. Nel caso del Centro di Riuso di Vicenza è stato sviluppato un modello che ha previsto la raccolta e il trattamento di rifiuti previa autorizzazione nel centro stesso di un impianto di trattamento di rifiuti. Diversamente nel caso del modello di San Benedetto del Tronto i beni conferiti al Centro di riuso erano perlopiù provenienti da sistemi di raccolta domiciliari, da conferimento diretto da parte degli utenti, nonché da “aree di prevenzione” adiacenti ai Centri di Raccolta. La differenza sostanziale – sotto il profilo del regime autorizzativo – consiste nel fatto che le attività di preparazione al riutilizzo, configurandosi a tutti gli come operazioni di recupero di rifiuti, devono essere svolte in impianti autorizzati, mentre i centri che svolgono unicamente attività di riuso non necessitano di fare riferimento alla disciplina vigente in materia di gestione dei rifiuti. Il D.lgs. 3 dicembre 2010, n. 205, di modifica del d.lgs. n. 152/2006 ha introdotto l’articolo 180-bis, sancendo disposizioni specifiche sul riutilizzo di prodotti e preparazione per il riutilizzo dei rifiuti. Il “Collegato Ambientale” di cui alla L. 221/2015 ha introdotto nuove norme in materia di rifiuti fornendo diverse opzioni ai Comuni nella creazione di Centri di riuso.

Nell’ambito del Progetto sono stati approfonditi tutti gli aspetti fondamentali che devono essere presi in considerazione per la realizzazione dei Centri di Riuso, dal contesto politico normativo agli aspetti legati al mercato dell’usato. Nella gerarchia dei rifiuti il riutilizzo e la preparazione al riutilizzo hanno la priorità sulle altre opzioni di gestione. Riutilizzare non vuol dire riciclare perché quest’ultimo termine indica operazioni che determinano un cambiamento di tipo fisico. Il riutilizzo è preferibile al riciclo in quanto, generalmente, comporta un risparmio di energia e di risorse naturali. Riusare, dunque, significa allungare la vita utile degli oggetti, usare nuovamente una sostanza, un prodotto o un materiale prima che diventi rifiuto. Il riutilizzo, infatti, è definito come qualsiasi operazione attraverso la quale i prodotti o componenti di un prodotto, che non sono rifiuti, sono reimpiegati per la stessa finalità per la quale erano stati concepiti, senza alterarne in maniera significativa la forma fisica. Preparare al riutilizzo significa effettuare attività di controllo, smontaggio, pulizia o riparazione per consentire ad una sostanza, ad un prodotto o alle componenti di un prodotto diventati rifiuti di essere reimpiegati senza altro pretrattamento. La preparazione al riutilizzo, così come osserva la stessa Commissione europea, contribuisce al medesimo scopo perseguito dalla prevenzione, avendo a che fare, però, con prodotti di cui gli ultimi proprietari si sono disfatti, e per questo risultano formalmente rifiuti. Esempi di preparazione per il riutilizzo sono: la riparazione di biciclette, di mobili, di apparecchiature elettriche ed elettroniche, di cui i proprietari si sono disfatti.

Obiettivo principale del progetto è stato pertanto quello di dimostrare la sostenibilità ambientale, sociale ed economica di un modello di Centro di Riuso che riducesse significativamente il quantitativo di rifiuti o beni che vengono smaltiti in discarica.

Il modello Prisca si è basato su tre elementi principali:

  • la massimizzazione dell’intercettazione di rifiuti e beni riutilizzabili da sottoporre alle operazioni di riutilizzo e di preparazione per il riutilizzo.
  • un sistema gestionale accurato che garantisce che tali operazioni siano svolte nel rispetto dei vincoli normativi e secondo principi di efficienza e miglioramento continuo dei processi.
  • l’ampliamento dei canali di vendita, in particolare all’ingrosso. Tale elemento ha consentito di garantire la domanda di beni usati e la sostenibilità economica dell’attività.

Il progetto Prisca ha realizzato la Guida completa per gli stakeholders tecnici ed istituzionali che abbiano interesse a sviluppare e sostenere la nascita di un Centro di Riuso sul proprio territorio, andando ad esplorare gli aspetti legati al contesto normativo, i diversi passaggi tecnici che consentono di strutturare questo tipo di attività e i principi fondamentali per la realizzazione di un business plan del centro. Implementando il modello PRISCA, che prevede una serie di procedure operative codificate e l’organizzazione degli spazi in magazzini logici, si assicura un’ottimizzazione delle operazioni di gestione del Centro di Riuso, in cui si raggiunge un equilibrio tra i flussi in ingresso, caratterizzati da un’incostanza nella quantità e nella qualità delle merci, e i flussi in uscita che rispondono alle esigenze di vendita e sono tipicamente più uniformi. Attraverso l’attivazione di canali di vendita diversificati, quali ad esempio la vendita diretta, all’ingrosso e ai mercati esteri, il progetto ha permesso di massimizzare i volumi di riutilizzo e realizzare una filiera economicamente sostenibile.

 

LE FASI DEL PROGETTO

Il progetto ha realizzato azioni di monitoraggio, analisi e gestione che hanno coinvolto cittadini, aziende dei rifiuti del territorio ed amministratori locali per costruire una metodologia di processo che si compone delle seguenti azioni principali.

  • Attività preparatoria e allestimento dei Centri del Riuso. Per rendere operativi i due Centri di riuso è stata condotta un’analisi preliminare del mercato locale, legato al riuso e all’usato, che è servita ad elaborare un modello specifico di attuazione. Tale analisi ha riguardato i flussi di rifiuti riutilizzabili e i beni riutilizzabili che ciascun Centro di riuso è in grado di intercettare, per dimensionarne correttamente l’operatività e le modalità di stoccaggio. Successivamente, il modello è stato tarato sulla normativa specifica che ne regola la gestione.
  • Allestimento dei Centri nei due siti di dimostrazione, implementazione e monitoraggio del modello. Per poter concretamente avviare le attività di preparazione al riutilizzo è necessario creare appositi Centri di Riuso, laddove non esistano ancora, oppure utilizzare quelli già presenti nel territorio. Lo spazio ideale del Centro di Riuso dovrebbe essere facilmente accessibile, dotato di rampa carrabile, attrezzatura di pesatura, di controllo e spostamento materiali, riparazione, pulizia e immagazzinamento. I beni intercettati da specifici canali di “distribuzione” e identificati come rifiuti oppure come beni riutilizzabili, vengono conferiti ai Centri di Riuso. Tali beni o rifiuti, arrivati nella zona ricevimento passano successivamente alla prima valutazione e selezione, e in seguito vengono inviati al laboratorio per eventuali piccole riparazioni e operazioni di igienizzazione. Il materiale viene poi catalogato e stoccato nella zona magazzino allestita con ampie scaffalature. In seguito all’analisi di mercato effettuata, si passa alla preparazione dei lotti destinati alla distribuzione in considerazione dell’andamento stagionale e di mercato.
  • Implementazione e monitoraggio del modello di comunicazione e networking.

 

RISULTATI RAGGIUNTI

Il modello PRISCA ha dimostrato la fattibilità di una filiera economicamente sostenibile a supporto di attività di prevenzione dei rifiuti a lungo termine. Fondamentale per il modello è infatti la capacità di sostenersi economicamente attraverso la re immissione dei beni usati nei canali commerciali. Gli strumenti di gestione, che hanno permesso una tracciabilità ottimale e l'organizzazione logistica dei Centri di riutilizzo (magazzino logico), hanno consentito agli operatori del riutilizzo di aumentare e ampliare il proprio mercato e di far fronte meglio alla domanda del mercato. Il progetto ha avuto anche una forte connotazione sociale poiché i due Centri di Riuso sono stati gestiti da imprese che hanno lavorato con gruppi svantaggiati, come ad esempio, i disoccupati di lungo periodo, che hanno difficoltà ad entrare nel mercato del lavoro, fornendo loro una caratterizzazione professionale maggiormente definita nonché un’opportunità d’impiego nel campo dei green jobs. Oltre a figure generiche per cui non è richiesto un profilo professionale dettagliato come facchini e addetti al magazzino sono stati formati per specifici profili professionali addetti alla intercettazione e differenziazione, tecnici riparatori ed elettricisti, riparatori di biciclette, operatori di magazzino ed operatori di area vendita. Le filiere nelle quali sono re immessi i beni usati sono composte da una pluralità di operatori, professionali e non professionali, tra i quali sono ricompresi gli ambulanti delle fiere e delle strade, i mercati storici e delle pulci, le cooperative sociali e di produzione e lavoro, le botteghe di rigatteria, i negozi in conto terzi e gli enti di solidarietà. Inoltre, PRISCA ha amplificato la richiesta di un quadro normativo idoneo a perseguire gli obiettivi di prevenzione sanciti a livello comunitario. Nel 2014 il progetto ha aderito ad un appello insieme ad altri progetti LIFE italiani per sostenere l’avvio dell’iter di riforma della normativa sulla gerarchia nella gestione dei rifiuti, stimolando il dibattito nazionale sul tema del riutilizzo, che è stato recepito dal Collegato ambientale di cui alla L. 221/2015.

PRISCA ha inoltre sostenuto la diffusione di una cultura del riuso dei beni, basata su principi di tutela ambientale e di solidarietà sociale. Questi i principali risultati raggiunti:

  • Con la realizzazione dei Centri di Riuso è stato avviato a riutilizzo il 60% dei rifiuti che il cittadino conferisce ai centri di raccolta. Nel Centro di Riuso di Vicenza, tra aprile 2014 e marzo 2015, è stato intercettato un totale di 533.622 kg di rifiuti e beni riusabili (più di un terzo proveniente dai Centri di raccolta Comunali). A valle delle operazioni di preparazione al riutilizzo, di pulizia e testing, in media il 62% di questi beni (oggetti di arredamento, libri, casalinghi, idrosanitari, elettrodomestici) è stato reimmesso sul mercato.

Tale risultato ha comportato benefici ambientali, stimati a partire dai risultati dell’analisi LCA svolta nel corso del progetto. Per il quantitativo intercettato nel 2014 presso il Centro di Riuso di Vicenza tale risparmio è stimato pari a 1911 ton di CO2 equivalente.

PRISCA ha elaborato alcuni strumenti (Guide, Manuali, ecc.) per guidare gli enti locali nella realizzazione e gestione dei Centri del Riuso:

  • Realizzazione della “Piattaforma delle Competenze dei Centri di Riuso” PRISCA, uno strumento on-line che consente al management e ai lavoratori di avere una migliore visione delle competenze necessarie e di individuare il proprio posizionamento sulla mappa delle competenze. Da questo risultato ogni lavoratore acquisirà una migliore comprensione dei propri fabbisogni di competenze e le organizzazioni saranno messe nelle condizioni di programmare Piani di orientamento e formazione aziendale in maniera più mirata ed efficace.
  • Redazione della Guida operativa per la costruzione dei centri di Riuso per i Comuni contenente i passaggi fondamentali per la realizzazione di tali strutture. Lo scopo della Guida è mettere a sistema quanto appreso durante la dimostrazione del modello PRISCA. Il documento riporta le linee guida per la replicazione dei Centri di Riuso secondo il modello PRISCA, illustrando nel dettaglio la preparazione per il riutilizzo, la progettazione operativa di un centro di riuso, l’organizzazione e la gestione di un centro di riuso, in particolare vengono descritte tutte le funzioni operative e le aree del centro di riuso, dal business plan del centro al customer analysis. Il documento fornisce, inoltre, una sezione dedicata al monitoraggio che indaga sul grado di implementazione del modello e le sue ricadute sul territorio. La guida è pubblicata anche in formato ebook.
  • Realizzazione di due Guide al Riuso e alla Riparazione destinate ai cittadini di Vicenza e San Benedetto del Tronto, utili a fornire informazioni sulle modalità di conferimento dei beni destinati al riuso e agli esercizi commerciali per sapere dove riparare i propri beni prima che vengano smaltiti, infine per avere informazioni sulla vendita in conto terzi e sul riuso di alcune tipologie di prodotti.
  • Realizzazione del Manuale operativo Centro di riuso Vicenza e di San Benedetto del Tronto. Lo scopo del manuale è quello di fornire informazioni utili a guidare il responsabile e l’addetto nelle operazioni di intercettazione, differenziazione, riutilizzo, preparazione al riutilizzo, composizione dei lotti e vendita, di beni e rifiuti riutilizzabili.
  • Elaborazione di un report sull’impatto sociale del progetto basato su un metodo di lavoro partecipativo che ha coinvolto cittadini e stakeholder nella valutazione. Lo studio ha evidenziato il valore aggiunto sociale del progetto mettendo in pratica il principio della Responsabilità sociale applicata alla gestione dei rifiuti.
  • Realizzazione di un video in italiano sottotitolato in inglese sulla realizzazione di un Centro di Riuso e sulle buone pratiche di raccolta gestione dei rifiuti urbani.

Nell’ambito del progetto sono state realizzate campagne di sensibilizzazione della popolazione che hanno raggiunto un gran numero di persone e di strutture. Sono state coinvolte più di 800 persone che hanno preso parte a 20 seminari di disseminazione svolti sul territorio nazionale promuovendo il dibattito tra operatori del settore ed imprese sociali. Sono state realizzate 3 conferenze nazionali e due workshop a cui hanno preso parte stakeholder e rappresentanti del mondo della ricerca. 5000 persone sono state coinvolte nei seminari locali svolti a Vicenza e San Benedetto del Tronto per promuovere scelte di consumo con un minor e impatto ambientale. I responsabili di PRISCA sono stati ascoltati in audizione dal Comitato scientifico pe l’implementazione e lo sviluppo del Programma nazionale di Prevenzione dei Rifiuti presso il Ministero dell’Ambiente sulla tematica del riuso e della preparazione per il riutilizzo.

PRISCA è stato inserito tra i 24 progetti premiati come Best LIFE Environment 2015 a Bruxelles nell’ambito della Green Week del 2016. La Commissione europea ha apprezzato il progetto per il livello di innovazione e di trasferibilità, per il buono rapporto costi-benefici ed il contributo al miglioramento ambientale, economico e sociale.

 
Acronimo 
PRISCA
Protocollo 
LIFE11 ENV/IT/000277
Programma di riferimento 
Tema 
Beneficiario coordinatore 
Scuola Superiore di studi universitari e di perfezionamento Sant’Anna
Contatti 
Prof. Marco Frey
Budget 
1.647.165,00
Contributo EU 
762.447,00
Anno Call 
2011
Anno di inizio 
2012
Anno di chiusura 
2015