Progetto

LIFE PRATERIE - Azioni urgenti per la conservazione delle praterie e dei pascoli nel territorio del Gran Sasso e dei Monti della Laga

LIFE PRATERIE - Azioni urgenti per la conservazione delle praterie e dei pascoli nel territorio del Gran Sasso e dei Monti della Laga

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LIFE PRATERIE - Azioni urgenti per la conservazione delle praterie e dei pascoli nel territorio del Gran Sasso e dei Monti della Laga

 

DESCRIZIONE

Il territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ha un valore naturalistico eccezionale. Si tratta di territori caratterizzati da elevata naturalità, con varie tipologie di habitat e molte specie animali e vegetali di rilevante interesse. La ricchezza floristica è notevole, con oltre 2.400 specie, tra le quali vari endemismi che interessano i pascoli di alta quota ed i ghiaioni calcarei.

Nel SIC IT7110202 del Gran Sasso, che per le criticità rilevate costituisce l'area di intervento principale del progetto, sono rappresentate 26 tipologie di habitat elencate nell’Allegato I della Direttiva Habitat, tra cui (8210, 5130, 6170, 8120, 7140, 3150), e una superficie enorme (10.000 ha) coperta dagli habitat prioritari 6230*(Formazioni erbose a Nardus, ricche di specie, su substrato siliceo delle zone montane) e 6210* (Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo) con notevole fioritura di orchidee.

L'area di progetto LIFE Praterie ricade nei due comprensori principali del Parco, il massiccio del Gran Sasso e la catena dei Monti della Laga ed ha interessato i pascoli e le praterie montane, in particolare, i seguenti habitat elencati nell’Allegato della Direttiva Habitat: Praterie: 6210*, 6230* 6170*; Pareti rocciose e ghiaioni: 8210*, 8120*; Torbiere: 7140; Laghi Eutrofici naturali: 3150.

Tra le specie animali che hanno beneficiato del progetto ed elencate nell’allegato II della Direttiva Habitat, sono:

  • la Vipera dell’Orsini, presente in tutto l’altopiano di Campo Imperatore e sui versanti delle cime adiacenti, il cui habitat di elezione è costituito dalle steppe, dalle praterie cespugliate e dai pascoli montani;
  • il Tritone crestato italiano, le cui principali cause di declino sono attribuite alla progressiva riduzione degli habitat riproduttivi;
  • il Camoscio appenninico che, grazie ai programmi di reintroduzione attuati dal Parco nell’ambito di precedenti progetti LIFE, sulla catena del Gran Sasso conta oggi una popolazione di circa 650 individui.

Le praterie dell’area protetta, soprattutto sull’altopiano di Campo Imperatore, sono interessate da sempre dall’allevamento estensivo di ovini, caprini, bovini ed equini, che rappresenta una delle più significative realtà produttive sostenibili dell’area protetta.

Il mantenimento di tale pratica secolare è strettamente collegato alla conservazione del buono stato delle praterie e all’adozione di adeguate modalità di conduzione del pascolo. Alcune aree, infatti, subiscono un parziale sovraccarico, per la concentrazione del bestiame intorno ai punti di abbeverata, mentre nelle aree distanti dall’acqua le praterie evolvono naturalmente, con aumento di alcune specie erbacee a discapito di altre. Analogamente, la riduzione delle attività di allevamento estensivo rischia di causare un abbandono localizzato dei pascoli, con conseguente degrado e riduzione di habitat che danno riparo a preziose specie di flora e di fauna.

Oltre che dal pascolo, le praterie sono interessate dal turismo e dalla rete escursionistica che, per la straordinaria bellezza e suggestione dei luoghi, richiamano nell’area migliaia di visitatori. Anche in questo caso, se non correttamente fruite e opportunamente tutelate, le praterie possono subire forme di degrado, per l’erosione dei percorsi escursionistici, la non adeguata manutenzione dei sentieri e l’intensa frequentazione.

In particolare, le aree con sovrapascolo evidenziano fenomeni erosivi con eliminazione del cotico erboso e perdita di suolo, mentre le aree poco utilizzate sono oggetto di evoluzione dinamica della vegetazione verso forme strutturalmente differenti e più omogenee in composizione floristica (arbusteti, soprattutto con Juniperus alpina) e, conseguentemente, meno ricche dal punto di vista della biodiversità.

Altra grave conseguenza è la perdita di ambienti per la fauna selvatica (mammiferi, uccelli, insetti) che è adattata alla vita sulla prateria. In particolare, si assiste alla chiusura delle aree aperte di pascolo negli habitat a ginepro, entrambi indispensabili per la sopravvivenza della vipera dell’Orsini. Nello specifico, la scarsa regolamentazione del pascolo causa da un lato un’eccessiva pressione di carico di bestiame sugli habitat 6210*, 6230* e 3150 e dall’altra una scomparsa di tali habitat a causa di fenomeni di abbandono. Contestualmente, gli eccessivi carichi di abbeverata causano la distruzione dell’habitat 3150, minacciando le popolazioni di Tritone crestato. L'impatto del turismo causa, nelle zone circostanti i sentieri e le aree di accesso degli autoveicoli, un forte degrado degli habitat 6210*, 6230*, 5130, 8210, 6170, 8120 e 7140.

Il progetto "Praterie" ha avuto dunque, quale finalità prioritaria, la conservazione a lungo termine degli habitat e delle specie target legate all'ambiente delle praterie.  A tal proposito, secondo una scelta di piena condivisione con i portatori d'interesse territoriali, il progetto ha avuto l’obiettivo di eliminare o mitigare le criticità e le minacce esistenti, tramite l'armonizzazione dei sistemi di pascolo in aree prevalentemente di uso civico e l'avvio di più oculate modalità di gestione dei servizi turistici, disseminando buone pratiche di conservazione ed una rinnovata cultura di utilizzo sostenibile. 

 

LE FASI DEL PROGETTO

Le azioni di progetto si sono articolate intorno ai due obiettivi strategici della gestione del pascolo e del miglioramento della fruizione turistica e sono integrate da una complessa serie di azioni preparatorie, di comunicazione, networking e disseminazione.

Per quanto attiene al pascolo le principali azioni implementate hanno riguardato:

  • la raccolta e l'analisi delle normative di pascolo comunali esistenti;
  • la creazione di un geodatabase geografico e fotografico relativo all'utilizzo del suolo;
  • la valutazione delle problematiche gestionali negli allevamenti;
  • la ridistribuzione dei punti d'acqua;
  • le attività di concertazione (processo partecipativo) per l'armonizzazione delle normative di pascolo;
  • la diffusione di buone pratiche ed input gestionali;
  • l'apertura di Help Desk territoriali

Per quanto riguarda il controllo dei flussi turistici gli interventi implementati sono:

  • il ripristino e la rinaturalizzazione della rete sentieristica;
  • la creazione di aree di parcheggio;
  • la creazione di nuova segnaletica e cartellonistica ad hoc.

Tutti gli interventi di progetto sono stati preliminarmente concordati con le comunità locali nel quadro di un processo partecipativo che ha coinvolto tutti gli attori socio-economici del territorio. Tali azioni sono state propedeutiche per:

  • L’ armonizzazione delle normative e sperimentazione dei nuovi Regolamenti di Pascolo;
  • Il miglioramento delle condizioni di gestione degli allevamenti estensivi per il benessere animale (in relazione agli aspetti logistici, sanitari e produttivi);
  • Il miglioramento della comunicazione con gli attori del territorio, costruzione di una reciproca fiducia e condivisione di competenze, conoscenze e linguaggi (istituzionali, tecnico-scientifici, di comunità);
  • Il miglioramento degli strumenti di conoscenza, gestione e monitoraggio delle praterie e dei pascoli finalizzati alla conservazione, alla tutela della biodiversità e dell’agricoltura ad alto valore naturalistico, così come alla prevenzione dell’erosione dei suoli e alla migliore gestione dei punti d’acqua.

Per raggiungere questi obiettivi sono stati messi in campo gli interventi di seguito illustrati.

Ridistribuzione dei punti d’acqua. L'assenza di abbeverate sufficienti e diffuse sulle praterie in quota scoraggia gli allevatori dal distribuire uniformemente i movimenti del bestiame, che tende a localizzarsi intorno a pochi punti d'acqua con la conseguenza di un eccessivo calpestio e di un degrado, talvolta grave, del suolo. Inoltre, proprio a causa della scarsità di punti d'abbeverata, il bestiame si disseta presso i laghetti d'alta quota che costituiscono l'habitat della specie target del Tritone crestato, inquinandone le acque e causandone l'eutrofizzazione. Il calpestio causa l'erosione dei margini dei laghi e il conseguente riempimento di fango. Allo stesso tempo, l'assenza degli abbeveratoi, sommata ad altre problematiche infrastrutturali, rende arduo il lavoro degli allevatori e scoraggia il mantenimento delle attività pastorali tradizionali. In considerazione di queste problematiche, una migliore organizzazione dei punti d’abbeverata consente la tutela dell’habitat 3150 e, conseguentemente con la ridistribuzione del bestiame sui pascoli, anche la tutela degli habitat 6210*, 6230* e 5130. Pertanto, sono stati realizzati:

  • recinzioni di 5 laghetti in quota (“Valle d’Ombra, “Racollo”, “Pietranzoni” e “Fossa di Paganica”, Lago Sfondo) mediante recinti elettrificati amovibili e realizzazione o ristrutturazione di 3 abbeveratoi alimentati con le acque degli stessi laghetti tramite sistemi di pompaggio a energia fotovoltaica;

La recinzione dei laghetti in quota si è rivelata una pratica innovativa del progetto che, condivisa con i portatori d'interesse, ha realizzato le recinzioni di alcuni laghetti d'alta quota mediante l'utilizzo di recinti elettrificati amovibili e ha assicurato nel contempo la funzionalità di altrettanti abbeveratoi, alimentati con le acque degli stessi laghetti tramite sistemi di pompaggio ad energia fotovoltaica. Accanto agli aspetti migliorativi che hanno consentito una più armonica ed efficiente distribuzione dei punti di abbeverata, razionalizzando le risorse idriche ed evitando sprechi, si è anche ottenuto un sensibile miglioramento paesaggistico grazie all'utilizzo di materiali e tecniche adeguate a ridurre l'impatto ambientale ed una piena integrazione dei manufatti nel paesaggio

  • Ristrutturazione di 8 abbeveratoi in località “Banconi” a 1800 m, “Racollo”, “Pietranzoni”, “Monte Cristo”, “Le Fontari”, “Fossa di Paganica” (due), Lago Sfondo.

Attuazione di interventi strutturali per incoraggiare la pastorizia omogenea sui pascoli di elevato valore di conservazione degli habitat 6210*, 6230*, 5130. Preliminarmente a tali interventi, è stata effettuata una valutazione approfondita delle modalità di gestione aziendale, per mettere in luce quelle criticità che, se legate alla mancata adozione di buone pratiche di allevamento, potevano essere risolte con interventi diretti. Durante i sopralluoghi sono state raccolte, tutte le informazioni utili a formulare i profili aziendali e a compilarne un data base: l'ubicazione degli allevamenti e le aree di pascolo più utilizzate, le strutture in uso e le modalità di conduzione del pascolo, la gestione delle categorie vulnerabili e degli aspetti sanitari, i fattori legati alla genetica e alla riproduzione, le necessità strutturali e dei punti di abbeverata.

Su queste basi sono stati assegnati agli allevatori strumenti ed infrastrutture per una gestione sostenibile del bestiame sulle aree di pascolo in quota e per la realizzazione di recinzioni, ricoveri per agnelli, recinti di parto e cani da guardiania di bovini ed equini. 

L’Incoraggiamento di pratiche di pastorizia omogenea ha comportato la realizzazione e l’affidamento agli allevatori di infrastrutture e attrezzature per la protezione del bestiame nelle aree di pascolo, tra cui:

  • circa 900 visite alle aziende;
  • 22  recinti di parto per bovini;
  • 2  recinti anti-dirupo per bovini e cavalli;
  • 3 recinti sperimentale di pascolo per equidi;
  • 105 stazzi elettrificati  per ovini ed ovini;
  • 41  tendostrutture mobili per agnelli;
  • 22 cani per la guardiania degli ovini;
  • 10 cani da guardiani per  bovini.

L’utilizzo dei cani da lavoro nel mondo pastorale si è rivelata una delle migliori pratiche diffuse del progetto. Tale utilizzo sta suscitando interesse ben oltre i confini del Parco, in particolare nel territorio alpino, diffondendosi tra gli allevatori che lo considerano un’eccellente risorsa per difendere il bestiame dai predatori.

Diffusione di buone pratiche e input gestionali. I veterinari hanno effettuato oltre 900 visite nelle aziende agro-zootecniche al fine di valutare le cause di mortalità del bestiame e diffondere buone prassi di gestione, garantendo allo stesso tempo un’assistenza sanitaria qualificata e continuativa, tale pratica ha consentito, inoltre,  di rafforzare il dialogo tra il Parco e le comunità locali.

Attività di concertazione (processo partecipativo per il pascolo) e redazione condivisa delle Linee Guida per le attività di pascolo nel Parco.  Il progetto ha adottato un approccio partecipativo per la mitigazione delle tensioni e i conflitti tra le comunità locali e il Parco sui temi di gestione, utilizzo e conservazione dei pascoli. Il processo partecipativo è stato avviato nel dicembre 2012 e si è protratto in tre fasi distinte per i cinque anni del progetto.  Ha coinvolto oltre 200 portatori d’interesse tra cui: attori istituzionali (44 Comuni, Province, le 3 Regioni del Parco, Amministrazioni Separate di Beni di uso Civico, Corpo Forestale dello Stato, Aziende Sanitarie Locali veterinarie); attori economici (allevatori e agricoltori); attori sociali (associazioni di categoria, operatori turistici, organizzazioni territoriali e cittadini). Il processo ha fatto emergere diverse problematiche, come: scarse infrastrutture per il pascolo (ricoveri, punti d’acqua, recinti ecc.); conflittualità tra allevatori, amministrazioni comunali e Parco; disomogeneità dei livelli normativi nella gestione del pascolo; predazioni. Alla fine del processo sono state redatte e condivise le Linee Guida per la disciplina delle attività di pascolo nel Parco”.  Tali Linee riorganizzano i disomogenei aspetti normativi a diversi livelli territoriali (Stato, Regioni, Comuni, Amministrazioni Separate di Beni di uso Civico) e fissano i principi generali relativi alle modalità di pascolo sostenibile, alla conservazione e manutenzione delle strutture a servizio del pascolo, nonché alla valorizzazione dei prodotti dell’allevamento estensivo.

Azioni di miglioramento e gestione infrastrutture turistiche. In considerazione delle conseguenze che il turismo incontrollato esercita sugli habitat di Campo Imperatore, segnatamente in alcune aree e sentieri prediletti da escursionisti e grande pubblico, sono stati svolti interventi volti a eliminare o mitigare le minacce di tale impatto, attraverso una più oculata organizzazione e gestione delle infrastrutture turistiche.  Gli interventi hanno provveduto a:

  • rendere più visibili i sentieri tramite l’apposizione di segnavia e pannelli informativi;
  • frenare i fenomeni erosivi con interventi di riqualificazione e di ingegneria naturalistica e sono stati la rinaturalizzati 10 Km su 90 Km di rete sentieristica;
  • delimitare 14 aree parcheggio, nelle zone già utilizzate precedentemente a tale scopo. In numero superiore alle 8 inizialmente programmate, le aree di sosta sono state delimitate tramite paletti in legno o pietre e segnalate con cartelli e bacheche informative, al fine di suggerire ai turisti il comportamento corretto da tenere per il rispetto degli habitat. L’utilizzo appropriato dei sentieri e delle aree parcheggio ha mirato alla conservazione degli habitat 6210*, 6230*, 8210, 5130, 6170, 8120 e 7140.

 

RISULTATI RAGGIUNTI

I principali risultati raggiunti sono stati:

  • La costruzione di una reciproca fiducia ed il coinvolgimento di facilitatori e di esperti valutatori nel processo di partecipazione ha portato alla stesura di Linee Guida per la disciplina delle attività di pascolo, tali linee guida sono state recepite dal Consiglio Direttivo del Parco ed accolte da 11 comuni – a fronte dei 9 inizialmente previsti nel progetto – che le hanno utilizzate per la redazione dei Regolamenti di Pascolo (Regolamenti pascolo di uso civico o Regolamenti tecnici). In tal modo il progetto ha potuto dimostrare come il contributo delle realtà locali può diventare occasione di regole condivise e di crescita collettiva. L’adozione delle Linee Guida, inoltre, contribuisce alla conservazione di tutti gli habitat menzionati, ma soprattutto quelli di pascolo: 6210*, 6230* e 5130. Non è possibile effettuare una quantificazione precisa del beneficio dell’azione in termini di superficie, ma si consideri che essa interesserà 19.400 ha all’interno del SIC “Gran Sasso”.

L’applicazione dei nuovi Regolamenti di Pascolo prodotti nell’ambito del progetto potrebbe mitigare il principale fattore che ha limitato l’accesso degli allevatori alle risorse finanziarie del PSR 2007-2013, ovvero la mancanza di strumenti e modalità di assegnazione dei pascoli collettivi: ora, grazie ai nuovi Regolamenti di Pascolo gli imprenditori agricoli locali potranno effettuare investimenti tali da rendere la loro attività sostenibile sul piano ambientale ed economico.

  • Geo-database relativo all’uso del suolo, in cui sono evidenziate le emergenze e le maggiori criticità dell’area di progetto. La banca dati geografica e fotografica ha utilizzato come base informativa i dati provenienti dal Geoportale Nazionale del Ministero dell’Ambiente ed è stata aggiornata ed arricchita con i dati georeferenziati che sono stati raccolti durante le varie azioni di progetto, integrati con i dati relativi ai limiti amministrativi, ai toponimi, all’altimetria, all’idrografia e alla viabilità e, quindi, tramite la sovrapposizione della Rete Natura 2000, con quelli relativi alla zonazione, ai Siti di Interesse Comunitario, alle Zone di Protezione Speciale e agli habitat, oltre a quelli che derivano da carte di dettaglio, come quella degli Usi Civici.
  • Il Data Base fotografico è stato impostato con FileMaker Pro Advanced 12 attraverso la formazione dei campi informativi relativi ad ogni foto così nominati: ID, Toponimo, Sentiero,X (coordinata), Y (coordinata), Immagine, Fase_1, Data 1, FOTO FASE 2, FOTO FASE 3, FOTO FASE 4, TIPOLOGIA.
  • Il Geodatabase funzionante nel Sistema Informativo Territoriale denominato, “SIT_LIFEPRATERIE” è ospitato nel server dell’Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga in continuo aggiornamento, attraverso il software QGIS. Lo strumento è stato reso funzionante anche con Google Earth per un’interfaccia amichevole per la consultazione dei dati cartografici. I dati in layout di stampa sono stati prodotti da QGIS nei vari formati di grandezza della carta e nei formati file JPG, SVG, PDF, mentre le immagini di Google Earth sono state ricavate attraverso screen a video a 144 dpi (Allegato 1 bis del MTR). I dati sono stati ordinati e registrati secondo il sistema INSPIRE.

Tra gli elementi di innovatività introdotti dal progetto Life PRATERIE si segnalano, in particolare, il coinvolgimento partecipativo nella redazione di strumenti di regolamentazione normalmente imposti dall’alto e l’integrazione dei “saperi esperti” con i “saperi locali e diffusi”. L’attuazione di tali elementi innovativi si è tradotta in un’azione concreta di democrazia deliberativa nel momento di co-decisione su specifiche regole.  Questa buona pratica adottata dal progetto può trovare applicazione in tutti gli ambiti dello sviluppo rurale che presuppongono una struttura partecipativa/cooperativa.

Inoltre, le tecniche partecipative introdotte possono essere applicate ad attività di concertazione e gestione dei conflitti in molti ambiti, sia della conservazione della natura sia dell’agricoltura e della zootecnia.

Beneficiario coordinatore 
Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
Contatti 
Giuseppina Leone
Budget 
1.680.262
Contributo EU 
840.131
Anno Call 
2011
Anno di inizio 
2012
Anno di chiusura 
2017