In Gazzetta Ufficiale i criteri per la reintroduzione di specie autoctone e per l’immissione di specie non autoctone.

22 aprile 2020 - Approvato con il parere favorevole della Conferenza Stato – Regioni e del Sistema Nazionale per la Protezione Ambientale (Snpa), il decreto del Ministero dell’Ambiente “Criteri per la reintroduzione e il ripopolamento delle specie autoctone di cui all’allegato D del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, e per l’immissione di specie e di popolazioni non autoctone” è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il 14 aprile 2020.

Il decreto rappresenta lo strumento per valutare e autorizzare la reintroduzione di specie autoctone a fini di conservazione e di specie alloctone per la lotta biologica come contrasto delle specie parassitarie quali la cimice asiatica o per motivazioni diverse dalla lotta biologica.

Esso definisce i criteri per la reintroduzione e il ripopolamento di specie autoctone se, nell’ambito di interventi finalizzati al mantenimento dello stato di conservazione di habitat e specie, si ritiene opportuno la reintroduzione e il ripopolamento di specie native e originarie del territorio. Per tale azione gli enti preposti dovranno redigere uno studio di fattibilità redatto sulla base degli elementi indicati nell’Allegato 1 del decreto e sulla base delle indicazioni tecniche del SNPA, piani d’azione e  linee guida nazionali o internazionali. Lo studio deve essere redatto dall’amministrazione regionale o dall’ente di gestione dell’area protetta nazionale, anche con il supporto dell’ISPRA o dell’agenzia regionale o provinciale per la protezione dell’ambiente, ove competente, e deve considerare l’opportunità dell’intervento, la realizzabilità, la probabilità di successo, il contributo al miglioramento dello stato di conservazione della specie, i possibili rischi e impatti ambientali, sanitari e socioeconomici nell’area di prelievo e nell’area in cui viene effettuata la reintroduzione o il ripopolamento, e le misure di contenimento dei possibili rischi.

Il Decreto definisce anche i criteri per l’immissione in natura di specie o popolazioni non autoctone e per l’immissione di specie usate come agenti di controllo biologico e per motivazioni diverse dal controllo biologico.

Per richiedere l’autorizzazione all’immissione di una specie non autoctona, gli enti richiedenti  dovranno presentare richiesta al Ministero dell'ambiente corredata da uno studio del rischio. In tale studio devono essere indicate: le caratteristiche della specie o popolazione oggetto di immissione, l’area interessata dall’immissione, il periodo per il quale si richiede l’autorizzazione, la motivazione dell’immissione (ragioni di rilevante interesse pubblico di tipo ambientale, economico, sociale e culturale); la valutazione della probabilità di insediamento della specie alloctona nell’area di immissione e di diffusione nelle aree circostanti; l’analisi dei possibili rischi diretti e indiretti legati all’immissione della specie alloctona su specie selvatiche autoctone, specie allevate e habitat naturali presenti nell’area di immissione e nelle aree circostanti di possibile diffusione; l’analisi dei possibili benefici ambientali ed ecologici apportati dall’immissione della specie alloctona; il piano di monitoraggio post-rilascio di durata adeguata per valutare gli effetti dell’immissione della specie alloctona; il piano di interventi gestionali nel caso di impatti negativi imprevisti da parte della specie alloctona oggetto di immissione. Lo studio dovrà essere basato su documentate informazioni tecnico-scientifiche e tenere conto delle indicazioni tecniche del SNPA e del Comitato fitosanitario nazionale.

I contenuti specifici dei criteri sono indicati negli allegati a corredo del decreto:

  • Allegato 1: contenuti dello studio di fattibilità per la reintroduzione e il ripopolamento di specie autoctone.
  • Allegato 2: contenuti dello studio del rischio per l’immissione di specie o popolazioni non autoctone usate come agenti di controllo biologico.
  • Allegato 3: contenuti dello studio del rischio per l’immissione di specie o popolazioni non autoctone per motivazioni diverse dal controllo biologico.