Clima

Tema ClimaIl clima è il risultato dell’interazione tra l’inclinazione dei raggi solari sulla Terra ed elementi quali la latitudine, le correnti degli oceani, i ghiacciai, ecc. Esso determina molte caratteristiche ambientali di una regione, come la flora e la fauna, tanto che su ciascuna fascia climatica insistono  ambienti simili.

Il clima può variare per fattori naturali o di origine antropica. Negli ultimi decenni, il rapido aumento della temperatura globale, come riconosciuto anche dal gruppo di scienziati dell’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change) che su mandato delle Nazione Unite studia i cambiamenti climatici, è legato alla grande concentrazione di gas ad effetto serra presenti in atmosfera prodotti dalle attività dell’uomo.  Fra le più impattanti ci sono l’utilizzo di combustibili fossili (carbone, metano, gas, petrolio), il disboscamento delle foreste (tra i principali serbatoi di assorbimento di CO2 e con una funzione molto importante nell’azione di mitigazione del clima), il depauperamento delle risorse naturali, lo sfruttamento dei terreni attraverso pratiche agricole non sostenibili e gli allevamenti intensi. Il fattore tempo gioca un ruolo fondamentale nella lotta ai cambiamenti climatici ed è per questo che guardare alle esperienze positive già realizzate in questo settore può rappresentare una mossa vincente. 


Dall’inizio dell’era pre-industriale, la temperatura media globale è aumentata di circa 1°C.
Gli effetti del surriscaldamento si manifestano con eventi naturali estremi sempre più frequenti (alluvioni, uragani, tempeste) e processi naturali più lenti (desertificazione, innalzamento del livello dei mari, scioglimento dei ghiacciai, perdita della biodiversità), con gravi conseguenze sull’ambiente e sulla vita delle persone. Gli scenari su scala globale prefigurano una sempre maggiore carenza d’acqua potabile, di terreni coltivabili, l’accentuarsi delle diseguaglianze fra nord e sud del mondo, migrazioni di massa e conflitti.

 

Un problema globale

In occasione del “Summit della Terra” tenutosi a Rio nel 1992, è stata adottatala Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), che rappresenta il primo accordo internazionale in materia.  Il testo, pur non prevedendo per gli Stati soglie vincolanti alle emissioni climalteranti, includeva la possibilità per i firmatari di adottare, in sede di successive conferenze (COP), dei protocolli nei quali definire dei limiti obbligatori di emissioni. Il più importante di questi atti, adottato nel 1997 in occasione della COP3, è stato ilprotocollo di Kyoto entrato in vigore dopo 8 anni dalla sua stesura.

Una tappa storica nei processi di negoziato è rappresentata dalla COP21, che si è tenuta a Parigi nel dicembre 2015. Al termine della conferenza 195 Paesi hanno firmato un accordo globale sul clima con  l’impegno a ridurre le emissioni di gas serra e l’ambizioso obiettivo di contenere l’aumento della temperatura al di sotto dei 2°C nonché limitarne l’aumento a 1.5°C.

Il testo prevede tra i suoi punti salienti:

· la riduzione delle emissioni attraverso una revisione degli impegni nazionali volontari ogni 5 anni;

·  un fondo annuo da 100 miliardi di dollari per i Paesi in via di sviluppo;

·  l’importanza di scongiurare, minimizzare e affrontare le perdite ed i danni associati agli effetti avversi del cambiamento climatico con un richiamo al meccanismo loss and damage;

·  l’obiettivo globale di aumentare la capacità di adattamento, di rafforzare la resilienza e di ridurre la vulnerabilità ai cambiamenti climatici.

 

La dimensione europea

La lotta al cambiamento climatico costituisce uno dei cinque obiettivi della Strategia Europa 2020

che in corso d’opera è stata resa ancora più ambiziosa con la proposta della Commissione Ue di diminuire maggiormente le emissioni entro questa data, portando la riduzione dal 20% al 30%, se anche altre grandi potenze economiche si impegneranno a farlo.

Gli obiettivi di riduzione delle emissioni crescono progressivamente in proporzione all’orizzonte  temporale più ampio. Difatti, nell'ottobre 2014 i leader dell'UE hanno concordato nuovi  obiettivi in materia di clima  ed energia per il 2030 tra cui  una riduzione del 40% delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990 e, in una prospettiva di lungo termine, dell’80-95% entro il 2050.

Tale sfida si accompagna da un lato alla necessità di mettere in campo meccanismi di riduzione dei gas serra (mitigazione), andando ad agire sulle cause del riscaldamento globale, e dall’altro di adottare misure di adattamento che intervengano sulla riduzione degli impatti dell’aumento delle temperature nonché finalizzate alla creazione di una maggiore flessibilità al cambiamento e alla possibilità di trarne vantaggio sia in termini di sostenibilità ambientale che in termini socio-economici

L’adattamento e la mitigazione sono azioni complementari e fra gli strumenti più importanti che possiede l’Europa per affrontare la questione del cambiamento climatico.

La Commissione europea, in tale ottica, ha elaboratoUna Strategia europea di Adattamento al Cambiamento Climatico (2013), che mira a rafforzare la resilienza dei Paesi europei a fronte della minaccia del surriscaldamento del Pianeta e li incoraggia ad adottare strategie nazionali.

In linea con le indicazioni europee, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, con il coordinamento scientifico delCMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici), ha elaborato una Strategia nazionale di adattamento per l’Italia. Il documento contiene le indicazioni per contrastare gli impatti dei cambiamenti climatici sull’ambiente e in ambito socio-economico e  rappresenta un quadro di riferimento per l’elaborazione dei piani di adattamento delle Regioni e delle municipalità. L’adattamento alle minacce del riscaldamento globale e le azioni di mitigazione sono una sfida che coinvolge oltre i governi centrali anche le amministrazioni locali, i cittadini, le associazioni, il settore privato e i diversi stakeholders. E’ pertanto necessario cooperare a tutti i livelli e promuovere anche iniziative “dal basso”.

Un ruolo importante in tale contesto è giocato dal Nuovo Patto dei Sindaci per il clima e l’energia, presentato nel 2015 dalla Commissione europea. L’iniziativa coinvolge migliaia di autorità locali e regionali impegnate su base volontaria a raggiungere sul proprio territorio gli obiettivi fissati dall’Unione europea in materia di energia e clima. La maggior parte delle autorità condivide gli obiettivi di riduzione del 40% delle emissioni di gas climalteranti entro il 2030 ed è a favore dell’integrazione di azioni di mitigazione ed adattamento ai cambiamenti climatici sotto un "ombrello" comune. Al fine di mettere in campo azioni concrete, i firmatari del Patto si impegnano, in particolare, nel redigere un Inventario di base delle emissioni e una Valutazione dei rischi del cambiamento climatico e delle vulnerabilità, nonché ad elaborare un Piano d’azione per l’energia sostenibile e il clima (PAESC).