Acqua

AcquaLe acque superficiali e sotterranee sono risorse naturali rinnovabili, sufficienti per i fabbisogni della popolazione mondiale. Essenziali per la sopravvivenza del pianeta sono le funzioni svolte dagli ecosistemi acquatici che filtrano e immagazzinano l'acqua dolce, prevengono le inondazioni, mantengono l'equilibrio microclimatico e salvaguardano la biodiversità. Crescita demografica, inquinamento ambientale, cambiamenti climatici e un uso eccessivo hanno però provocato una sensibile riduzione delle risorse idriche disponibili e un peggioramento della loro qualità. Per garantire un buono stato delle acque europee è necessario un intervento tempestivo e una programmazione stabile sul lungo periodo. La protezione delle risorse idriche, il risparmio dell’acqua e la garanzia della buona qualità ecologica hanno ispirato numerosi interventi che hanno formato un capitale di esperienze cui poter guardare per ulteriori azioni future.


La protezione degli ecosistemi acquatici è al centro della Direttiva Quadro sulle acque (2000/60/CE)  (DQA) che per la prima volta ha istituito un quadro per un approccio globale volto alla salvaguardia delle acque superficiali interne, di transizione, costiere e sotterranee. Essa rappresenta la base giuridica per la protezione e la gestione delle acque in tutta l’Unione europea. La Direttiva stabilisce che gli Stati membri devono prima identificare e analizzare le acque europee per ogni singolo bacino e distretto idrografico per poi adottare Piani di gestione e programmi di misure di protezione adeguati.  La direttiva sulle acque è completata da altre norme più specifiche come la direttiva sugli standard di qualità ambientale  (2008/105/CE),  la direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino (2008/56/CE); la direttiva sulle alluvioni (2007/60/CE); la direttiva sulle acque sotterranee (2006 118 CE); la direttiva sulle acque di balneazione (2006/7/CE) la direttiva sull’acqua potabile (98/83/CE); la direttiva sulle acque reflue urbane (91/271/CE); la direttiva Nitrati (91/676/CE)

Questi gli obiettivi della DQA che  si inseriscono nel contesto più ampio della politica ambientale europea:

  • proteggere e impedire l’ulteriore deterioramento degli ecosistemi acquatici e terrestri nonché delle zone umide da essi dipendenti sotto il profilo del fabbisogno idrico;
  •  agevolare un utilizzo sostenibile fondato sulla protezione a lungo termine delle risorse idriche disponibili;
  • introdurre misure specifiche per la graduale riduzione ed eliminazione degli scarichi, delle emissioni e delle perdite di sostanze pericolose prioritarie nell’ambiente acquatico;
  • ridurre gradualmente e in modo significativo l'inquinamento delle acque sotterranee;
  • mitigare gli effetti delle inondazioni e della siccità; 
  • garantire una fornitura sufficiente di acque superficiali e sotterranee di buona qualità per un utilizzo idrico sostenibile, equilibrato ed equo;
  • proteggere le acque territoriali e marine;
  • realizzare gli obiettivi degli accordi internazionali in materia.

L’attuazione della Direttiva prevede cicli della durata di 6 anni: il primo ha riguardato il periodo 2009-2015. I piani di gestione che gli Stati membri devono predisporre per ogni singolo bacino idrografico rappresentano lo strumento di programmazione e attuazione per il raggiungimento degli obiettivi stabiliti. L’unità territoriale di riferimento è il distretto idrografico un’area, di terra e di mare, costituita da uno o più bacini idrografici limitrofi e dalle relative acque sotterranee e costiere. Sulla base dei piani, gli Stati membri dovevano adoperarsi per effettuare in ogni distretto idrografico l’analisi delle sue caratteristiche, l’esame dell’impatto determinato dalle attività umane sullo stato delle acque superficiali e sotterranee; una valutazione economica dell’utilizzo idrico. A partire dalle analisi effettuate viene predisposto per ogni distretto, un programma di misure volte al raggiungimento del buono stato delle acque. Il 2009 rappresentava la data limite entro la quale elaborare i piani di gestione dei bacini idrografici e i programmi di misure per centrare gli obiettivi della direttiva mentre il 2010 quello per l’adozione delle politiche di tariffazione dei servizi idrici. La DQA aveva fissato il 2015 come termine ultimo entro il quale tutte le acque europee avrebbero dovuto raggiungere buone condizioni.

 

L’evoluzione della normativa europea 

Secondo il calendario della DQA, nel 2012 è stato effettuato l’esame dei progressi compiuti ma, malgrado alcuni importanti risultati, a quella data lo stato di salute delle acque europee risultava ancora insoddisfacente così come risultava ancora inadeguata l’applicazione della Direttiva sulle acque. Al fine di centrare gli obiettivi individuati la Commissione europea nel 2012 ha adottato il Piano di salvaguardia delle risorse idriche europee (COM (2012) 0673 def.) più conosciuto come Water Blueprint.

Il Water Blueprint è il documento politico più importante in materia di gestione dell’acqua dopo la direttiva del 2000. E’stato concepito come lo strumento chiave per delineare la base programmatica delle scelte dell’UE riguardo le problematiche dell’acqua in Europa fino al 2030. Tenuto conto delle evoluzioni poco incoraggianti registrate nel corso dei primi dieci anni di attuazione della DQA, l’UE ha deciso di far slittare dal 2015 al 2027 il termine di realizzazione dell’obiettivo originale “della sostenibilità di tutte le attività che hanno un impatto sulle acque, al fine di garantire la disponibilità di acqua di qualità per un uso idrico sostenibile ed equo”. Il problema maggiore era rimuovere gli ostacoli che hanno frenato ed impedito l’applicazione efficace della DQA. Secondo la Commissione europea, la principale funzione del Water Blueprint è di valorizzare la forza normativa e programmatica delle regole e degli strumenti della Direttiva e di organizzare in maniera più adeguata le modalità di cooperazione europea tra gli Stati e tutti i portatori d’interesse. Tre sono i pilastri su cui si fonda il piano:

  • migliorare l'attuazione della politica idrica dell'UE
  • integrare maggiormente gli obiettivi di politica idrica in altri settori strategici come l'agricoltura, la pesca, le energie rinnovabili, i trasporti e i Fondi di coesione e strutturali;
  • colmare le attuali lacune relative agli strumenti necessari per incrementare l'efficienza idrica. A tale fine il Piano prevede che gli Stati membri stabiliscano obiettivi in materia di contabilità delle acque e di efficienza idrica e che siano elaborati degli standard per il riutilizzo delle acque.

Per far fronte alla riduzione delle risorse idriche la Commissione propone due tipi di misure. In primo luogo, l’attuazione di politiche dei prezzi che incentivino un uso efficiente delle acque. In secondo luogo, la promozione di tecnologie e pratiche che ne consentano un uso efficace “in linea con l’obiettivo generale di efficienza idrica stabilito nel quadro di Europa 2020”. La prospettiva temporale del Piano è quello della strategia Europa 2020 e, in particolare, della sua iniziativa faro Tabella di marcia verso un Europa efficiente nell'impiego delle risorse (COM (2011) 21) , di cui il Piano costituisce la tappa relativa all'acqua. L’orizzonte del Water Blueprint si estende oltre quello individuato dalla Strategia UE 2020 arrivando fino al 2050 configurandosi, in tal modo, come il riferimento per la politica idrica UE nel lungo periodo.

Il 7° Programma di Azione per l’Ambiente del 2013 rappresenta, sul fronte acqua, l’impegno dell’UE per accelerare la realizzazione degli obiettivi del Piano per la salvaguardia delle risorse idriche garantendo di ridurre l’impatto delle pressioni sulle acque di transizione, costiere e dolci (comprese le acque di superficie e le acque sotterranee) e per raggiungere, preservare o migliorarne il buono stato.

 

La tutela della risorsa acqua in Italia

Il primo grande processo di riorganizzazione del sistema idrico italiano è stato avviato dalla legge 36 del 1994, conosciuta comelegge Galli. La normativa ha istituito Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) e Autorità d’Ambito per ciascun ATO e ha introdotto un unico soggetto per gestire l’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione dell’acqua ad usi civili, di fognatura e depurazione delle acque reflue. La Direttiva sulle acque è stata recepita nella normativa nazionale tramite l’articolo 117 del Decreto Legislativo del 3 aprile 2006 n.152 (D.Lgs 152/06) anche definito Testo Unico delle norme in materia ambientale, in quanto raccoglie ed integra l’intero panorama normativo in materia. Il D.Lgs 152/06 ha predisposto l’elaborazione dei piani di gestione per ciascun distretto idrografico. In Italia ne sono stati individuati 8. Il decreto, inoltre, prevede l’obbligo, per le Regioni, di redigere un Piano di Tutela del proprio territorio i cui contenuti, relativamente all’ambito territoriale di competenza, sono coincidenti con quelli del piano di gestione. I due principali obiettivi del Piano sono il mantenimento dell’equilibrio idrico tra disponibilità e prelievi e la stima della qualità dei corpi idrici attraverso l'intensificazione del monitoraggio con conseguente definizione degli interventi da mettere in campo nel caso di valori negativi. Sei dei piani di gestione, adottati per la prima volta nel 2010, sono stati aggiornati nel dicembre 2015. Il primo processo di revisione è giunto a conclusione di un lungo lavoro svolto tra il 2010 e il 2015 dalle Autorità di bacino nazionali in collaborazione con le Regioni per dare attuazione agli obblighi previsti dalla norme comunitarie e nazionali in materia di acque tenendo conto degli esiti di un’approfondita valutazione da parte della Commissione Europea.