Acqua

AcquaIl Pianeta visto dallo spazio sembra una "biglia blu" per la predominanza dell'elemento acqua (oltre il 70% della superficie terrestre). Ma la maggior parte di acqua sulla Terra è troppo salata per essere usata, mentre l'acqua dolce è per lo più presente in ghiacciai o falde acquifere, difficilmente raggiungibili. Essenziali per la sopravvivenza del Pianeta sono le funzioni svolte dagli ecosistemi acquatici che filtrano e immagazzinano l'acqua dolce, prevengono le inondazioni, mantengono l'equilibrio microclimatico e salvaguardano la biodiversità. Crescita demografica, inquinamento ambientale, cambiamenti climatici e un uso eccessivo hanno però provocato una sensibile riduzione delle risorse idriche disponibili e un peggioramento della loro qualità. Per garantire un buono stato delle acque è necessario un intervento tempestivo e una programmazione stabile sul lungo periodo. La protezione delle risorse idriche, il risparmio dell’acqua e la garanzia della buona qualità ecologica hanno ispirato numerosi interventi che hanno formato un capitale di esperienze cui poter guardare per ulteriori azioni future


La protezione degli ecosistemi acquatici è al centro della Direttiva Quadro sulle Acque - 2000/60/CE - (DQA) che per la prima volta ha istituito un quadro per un approccio globale volto alla salvaguardia delle acque superficiali interne, di transizione, costiere e sotterranee. Essa rappresenta la base giuridica per la protezione e la gestione delle acque in tutta l’Unione europea. La Direttiva stabilisce che gli Stati membri devono prima identificare e analizzare le acque europee per ogni singolo bacino e distretto idrografico per poi adottare Piani di gestione (PdG) e Programmi di misure di protezione adeguati. La Direttiva sulle acque è completata da altre norme più specifiche come la Direttiva sugli standard di qualità ambientale (2008/105/CE), la Direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino (2008/56/CE); la Direttiva sulle alluvioni (2007/60/CE); la Direttiva sulle acque sotterranee (2006/118/CE); la Direttiva sulle acque di balneazione (2006/7/CE) la Direttiva sull’acqua potabile (98/83/CE); la Direttiva sulle acque reflue urbane (91/271/CE); la Direttiva Nitrati (91/676/CE).

Questi gli obiettivi della DQA che si inseriscono nel contesto più ampio della politica ambientale europea:

  • proteggere e impedire l’ulteriore deterioramento degli ecosistemi acquatici e terrestri nonché delle zone umide da essi dipendenti sotto il profilo del fabbisogno idrico;
  • agevolare un utilizzo sostenibile fondato sulla protezione a lungo termine delle risorse idriche disponibili;
  • introdurre misure specifiche per la graduale riduzione ed eliminazione degli scarichi, delle emissioni e delle perdite di sostanze pericolose prioritarie nell’ambiente acquatico;
  • ridurre gradualmente e in modo significativo l'inquinamento delle acque sotterranee;
  • mitigare gli effetti delle inondazioni e della siccità;
  • garantire una fornitura sufficiente di acque superficiali e sotterranee di buona qualità per un utilizzo idrico sostenibile, equilibrato ed equo;
  • proteggere le acque territoriali e marine;
  • realizzare gli obiettivi degli accordi internazionali in materia.

L’attuazione della Direttiva prevede cicli della durata di 6 anni: il primo ha riguardato il periodo 2009-2015. I Piani di gestione che gli Stati membri devono predisporre per ogni singolo bacino idrografico rappresentano lo strumento di programmazione e attuazione per il raggiungimento degli obiettivi stabiliti. L’unità territoriale di riferimento è il distretto idrografico un’area, di terra e di mare, costituita da uno o più bacini idrografici limitrofi e dalle relative acque sotterranee e costiere. Sulla base dei Piani, gli Stati membri dovevano adoperarsi per effettuare in ogni distretto idrografico l’analisi delle sue caratteristiche, l’esame dell’impatto determinato dalle attività umane sullo stato delle acque superficiali e sotterranee; una valutazione economica dell’utilizzo idrico. A partire dalle analisi effettuate viene predisposto per ogni distretto, un programma di misure volte al raggiungimento del buono stato delle acque.

La quinta Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (Com(2019) 95) rappresenta lo stato di attuazione della Direttiva Quadro sulle Acque e della Direttiva sulle alluvioni e si basa sulla valutazione effettuata dalla Commissione del secondo ciclo di Piani di gestione dei bacini idrografici e del primo ciclo di Piani di gestione del rischio di alluvioni, elaborati e trasmessi dagli Stati membri per il periodo 2015-2021. La Relazione evidenzia che la conformità agli obiettivi della Direttiva quadro in materia di acque risulta in progressivo aumento. Tuttavia, in molti bacini idrografici occorrerà attendere ancora per ottenere miglioramenti nella qualità dell'acqua.

Richiamando gli esiti della Relazione sullo stato delle acque redatta da parte dell'Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA), pubblicata nel luglio 2018, che delinea un quadro dettagliato sullo stato dei corpi idrici in Europa, la Commissione europea rappresenta come il 74% dei corpi idrici sotterranei presentino allo stato attuale un buono stato chimico e l'89% un buono stato quantitativo.

Viceversa, si evidenzia una situazione meno incoraggiante, in relazione allo stato delle acque superficiali. Solo il 38% dei corpi idrici superficiali risulta infatti caratterizzato da un buono stato chimico; mentre il 40 % risulta in buono stato o un buon potenziale ecologico.

Rispetto al primo ciclo (2009-2015) di attuazione della Direttiva Quadro sulle Acque, sono stati registrati miglioramenti dello stato soltanto per un numero limitato di corpi idrici. Tra le possibili cause individuate dalla CE: l'identificazione tardiva delle pressioni; il maggior tempo necessario per la definizione di misure politiche efficaci; un'introduzione lenta delle misure; il tempo di reazione della natura prima che le misure prendano effetto. Un’altra possibile causa viene attribuita alla definizione di standard di qualità più elevati e a un miglioramento del monitoraggio e della comunicazione per mezzo dei quali lo status di corpi idrici precedentemente ritenuto "sconosciuto" è ora ritenuto "insoddisfacente”.

La Direttiva Quadro sulle Acque ha previsto la concessione di proroghe al termine del 2015, purché limitate al massimo ai due cicli successivi (ossia, l'attuale periodo 2015-2021 e il prossimo, 2021-2027), a meno che il raggiungimento degli obiettivi della suddetta Direttiva entro i termini fissati sia ostacolato dalle condizioni naturali.

 

L’evoluzione della normativa europea 

Al fine di centrare gli obiettivi individuati dalla Direttiva Quadro, la Commissione europea nel 2012 ha adottato il Piano di salvaguardia delle risorse idriche europee (COM (2012) 0673 def.) più conosciuto come Water Blueprint.

Il Water Blueprint è il documento politico più importante in materia di gestione dell’acqua dopo la Direttiva del 2000. È stato concepito come lo strumento chiave per delineare la base programmatica delle scelte dell’UE riguardo le problematiche dell’acqua in Europa fino al 2030. Ha, inoltre, la funzione di organizzare in maniera più adeguata le modalità di cooperazione europea tra gli Stati e tutti i portatori d’interesse.

Tenuto conto delle evoluzioni poco incoraggianti registrate nel corso dei primi dieci anni di attuazione della DQA, l’UE ha deciso di far slittare dal 2015 al 2027 il termine di realizzazione dell’obiettivo  “della sostenibilità di tutte le attività che hanno un impatto sulle acque, al fine di garantire la disponibilità di acqua di qualità per un uso idrico sostenibile ed equo”. Il problema maggiore è rimuovere gli ostacoli che hanno frenato ed impedito l’applicazione efficace della DQA. Tre sono i pilastri su cui si fonda il piano:

  • migliorare l'attuazione della politica idrica dell'UE;
  • integrare maggiormente gli obiettivi di politica idrica in altri settori strategici come l'agricoltura, la pesca, le energie rinnovabili, i trasporti e i Fondi di coesione e strutturali;
  • colmare le attuali lacune relative agli strumenti necessari per incrementare l'efficienza idrica. A tale fine il Piano prevede che gli Stati membri stabiliscano obiettivi in materia di contabilità delle acque e di efficienza idrica e che siano elaborati degli standard per il riutilizzo delle acque.

Nel documento intitolato “Vaglio di adeguatezza della politica dell’UE in materia di acqua dolce” [SWD(2012) 393], pubblicato nel novembre 2012, come elemento costitutivo del Piano, la Commissione ha valutato l’efficacia delle misure adottate nel settore dell’ambiente, ai fini del conseguimento degli obiettivi già concordati nel quadro della politica in materia di acque; ha anche individuato le principali lacune da colmare al fine di conseguire gli obiettivi ambientali in modo più efficiente.

Per far fronte alla riduzione delle risorse idriche la Commissione propone due tipi di misure. In primo luogo, l’attuazione di politiche dei prezzi che incentivino un uso efficiente delle acque. In secondo luogo, la promozione di tecnologie e pratiche che ne consentano un uso efficace “in linea con l’obiettivo generale di efficienza idrica stabilito nel quadro di Europa 2020”. La prospettiva temporale del Piano di salvaguardia delle risorse idriche europee è quello della strategia Europa 2020 e, in particolare, della sua iniziativa faro “Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell'impiego delle risorse” (COM (2011) 21), di cui il Piano costituisce la tappa relativa all'acqua. L’orizzonte del Water Blueprint si estende oltre quello individuato dalla Strategia UE 2020 arrivando fino al 2050 configurandosi, in tal modo, come il riferimento per la politica idrica UE nel lungo periodo.

Il 7° Programma di Azione per l’Ambiente del 2013 rappresenta, sul fronte acqua, l’impegno dell’UE per accelerare la realizzazione degli obiettivi del Piano per la salvaguardia delle risorse idriche garantendo di ridurre l’impatto delle pressioni sulle acque di transizione, costiere e dolci (comprese le acque di superficie e le acque sotterranee) e per raggiungere, preservare o migliorarne il buono stato.

La comunicazione della Commissione dal titolo “L’anello mancante -  Piano d’azione dell’Unione europea per l’economia circolare” (COM(2015) 614) contiene una serie di azioni per promuovere il riutilizzo dell’acqua, compresa un’azione volta ad elaborare una proposta legislativa che stabilisca prescrizioni minime applicabili al riutilizzo dell’acqua per uso irriguo e il ravvenamento delle acque sotterranee.

Oltre alle misure per un uso razionale delle risorse idriche, il riutilizzo delle acque reflue trattate in condizioni sicure ed efficienti rispetto ai costi, viene infatti riconosciuto come un mezzo valido ma sottoutilizzato per aumentare l’approvvigionamento idrico e alleviare la pressione su risorse troppo sfruttate.

Nel febbraio 2018 la Commissione europea ha adottato una Proposta di rifusione (COM(2017) 753) della Direttiva sull’acqua potabile (98/83/CE), che aggiorna gli standard di qualità dell'acqua e intende migliorare l'accesso all'acqua potabile per tutti.

La Direttiva 98/83/CE sulla qualità delle acque destinate al consumo umano è l'atto legislativo appositamente concepito per proteggere le persone dagli effetti negativi derivanti dal consumo di acqua contaminata, garantendo che l'acqua destinata al consumo umano sia salubre e pulita.

La proposta di refusione è tesa ad allineare gli standard di qualità dell'acqua potabile ai dati scientifici aggiornati e ad adeguare il quadro legislativo al fine di rispondere alle nuove sfide, quali i cambiamenti climatici e la transizione verso un'economia circolare.

Sempre in tema di tutela della risorsa idrica, la Commissione europea ha presentato la Proposta di regolamento al Parlamento europeo (Pe) e al Consiglio recante prescrizioni minime per il riutilizzo dell’acqua (COM(2018) 337). Il Parlamento ha approvato il documento il12 febbraio 2019.

L’obiettivo generale è quello di contribuire ad attenuare il problema della scarsità di risorse idriche in tutta l’Unione, nel contesto dell’adattamento ai cambiamenti climatici, soprattutto aumentando le pratiche di riutilizzo dell’acqua, in particolare per l’irrigazione agricola, laddove ciò sia pertinente ed economicamente vantaggioso, garantendo nel contempo un elevato livello di sanità pubblica e di protezione dell’ambiente.

Nello specifico la proposta prevede: la definizione di requisiti minimi per il riutilizzo delle acque reflue trattate provenienti da impianti di trattamento delle acque reflue urbane;  la gestione del rischio, per fare in modo che gli eventuali rischi supplementari siano affrontati rendendo le acque sicure per il riutilizzo; una maggiore trasparenza, così che il pubblico abbia accesso alle informazioni online sulle pratiche di riutilizzo delle acque nei rispettivi Stati membri.

 

La tutela della risorsa acqua in Italia

Il primo grande processo di riorganizzazione del sistema idrico italiano è stato avviato dalla legge 36 del 1994, conosciuta come Legge Galli. La normativa ha istituito Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) e Autorità d’Ambito per ciascun ATO e ha introdotto un unico soggetto per gestire l’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione dell’acqua ad usi civili, di fognatura e depurazione delle acque reflue. La Direttiva sulle acque è stata recepita nella normativa nazionale tramite l’articolo 117 del Decreto Legislativo del 3 aprile 2006 n.152 (D.Lgs 152/06) anche definito Testo Unico delle norme in materia ambientale, in quanto raccoglie ed integra l’intero panorama normativo in materia.

La Parte Terza del D.Lgs 152/06 disciplina la tutela delle acque dall’inquinamento e la gestione delle risorse idriche e introduce norme in materia di difesa del suolo e di lotta alla desertificazione. Il decreto prevede l’adozione di misure volte alla tutela quantitativa della risorsa e alla prevenzione e riduzione dell’inquinamento idrico, ivi compreso il ricorso a programmi coordinati di intervento, alla definizione di un diffuso ed effettivo sistema di controlli preventivi e successivi e alla fissazione di obiettivi di qualità da raggiungere e mantenere per tutti i corpi idrici “significativi”.

Il D.Lgs 152/06 ha predisposto l’elaborazione dei Piani di gestione per ciascun distretto idrografico, che rappresentano lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni e le norme d'uso finalizzate alla conservazione, alla difesa e alla valorizzazione del suolo ed alla corretta utilizzazione delle acque, sulla base delle caratteristiche fisiche ed ambientali del territorio interessato.

Il Decreto, inoltre, prevede l’obbligo, per le Regioni, di redigere un Piano di Tutela delle Acque (PTA)  del proprio territorio i cui contenuti sono coincidenti con quelli del Piano di gestione. L’elaborazione del PTA, che costituisce il Piano Stralcio di settore del Piano di Bacino, è demandata alle Regioni, in accordo con le Autorità di bacino distrettuale.

Il Piano comprende l'insieme delle misure necessarie alla tutela qualitativa e quantitativa dei sistemi idrici, a scala regionale e di bacino idrografico.

I due principali obiettivi sono il mantenimento dell’equilibrio idrico tra disponibilità e prelievi e la stima della qualità dei corpi idrici attraverso l'intensificazione del monitoraggio con conseguente definizione degli interventi da mettere in campo nel caso di valori negativi.

Tutti i Piani di Gestione del primo ciclo di pianificazione e i relativi aggiornamenti sono stati approvati.

Per quanto riguarda i Piani di Tutela delle Acque, come evidenziato nel Report dell’ISPRA sullo “Stato di avanzamento dei Piani di Gestione dei Distretti Idrografici”(2017), risulta che tutte le Regioni e la Provincia autonoma di Trento hanno un Piano approvato fatta eccezione per:

  •  le regioni Basilicata, Campania e Calabria che hanno un Piano adottato;
  •  la provincia autonoma di Bolzano che ha solo dei Piani Stralci approvati;
  •  la regione Friuli che ha approvato un Progetto di Piano attualmente in fase di consultazione.

Sette regioni (Lombardia, Valle D’Aosta, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise) hanno avviato il processo di aggiornamento dei rispettivi PTA in relazione all’approvazione dei PdG 2016.

L'Italia ha adottato e comunicato la seconda generazione di Piani di gestione dei bacini idrografici nell'ambito della Direttiva Quadro sulle Acque e la Commissione europea ne ha valutato lo stato e lo sviluppo dall'adozione della prima generazione di piani, comprese le azioni proposte nella relazione di riesame del 2017.

Nella relazione di riesame dell'attuazione delle politiche ambientali (EIR) del 2019, si evidenzia come le pressioni più significative sui corpi idrici superficiali in Italia derivano dal diffuso inquinamento proveniente dall'agricoltura (37%) e dalle acque reflue urbane (20%). Per i corpi sotterranei, le pressioni più significative sono causate dal diffuso inquinamento generato dall'agricoltura (30%), così come dall'estrazione o dalla deviazione dei flussi (19%). L'inquinamento organico, chimico e da nutrienti genera gli impatti più significativi sui corpi idrici superficiali (25-26%). Per le acque sotterranee, gli impatti più significativi derivano dall'inquinamento generato da sostanze chimiche (34 %), da nutrienti (29%) e da processi di estrazione che superano le soglie consentite per le risorse idriche sotterranee (26%).